Decine di migliaia di reliquie sono state disseppellite nei giorni scorsi dagli archeologi messicani dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) nel cuore dell’antica città di Teotihuacán. Il teatro della grande scoperta è di quanto più prestigioso ci sia in materia di archeologia mesoamericana: Teotihuacán è, infatti, il più grande sito archeologico precolombiano del Nord e Centro America, dichiarato Patrimonio dell’UNESCO nel 1987.

La città, il cui nome in lingua nāhuatl sta per “luogo di nascita degli dei“, sorge a circa 40 chilometri da Città del Messico, nel cuore dell’Altopiano Centrale, e la sua fondazione risale al III secolo a.C. Il sito ospita tre dei più imponenti templi dell’intero Messico: la Piramide del Sole, la Piramide della Luna e la Piramide del Serpente Piumato.

Proprio in quest’ultima, dedicata alla divinità Quetzalcóatl, sono stati portati alla luce i circa 50.000 reperti, molti dei quali vecchi di almeno duemila anni. Tutto è nato dal rinvenimento di un tunnel sotterraneo posto a 18 metri di profondità e lungo 103, che sarebbe stato intenzionalmente sigillato dagli abitanti della città e che nel 2003, grazie all’azione erosiva delle piogge, è stato riaperto dopo circa 1.800 anni. La sensazionale scoperta ha subito mobilitato gli archeologi dell’Inah e, nel 2009, è partito il progetto Tlalocan: viaggio nell’oltretomba, il quale avrebbe dovuto concludersi quest’anno ma, in seguito agli ultimi eclatanti ritrovamenti, verrà prorogato di almeno altri 12 mesi.

A dirigere gli scavi è l’archeologo Sergio Gómez, il quale, stando a quanto riportato da Vice News, ha dichiarato:
Più il nostro processo di esplorazione avanza e più le offerte diventano numerose, ricche e variegate. Gli archeologi hanno scoperto più di 4 mila oggetti in legno perfettamente conservati, più di 15 mila tra semi di diverse piante e resti di pelle che potrebbero essere umani, e che saranno, dunque, soggetti ad analisi.

Il resto del campionario di cimeli dissotterrati dall’Inah consta di punte di freccia, conchiglie, ossa di animali, ceramiche, pietre in ossidiana, frammenti di ambra e, soprattutto, di alcune sculture antropomorfe in pietra adornate di gioielli in giada.

L’obiettivo del progetto Tlalocan ha, inoltre, finalità riguardanti la ricerca non solo archeologica ma anche storico-antropologica. Si tratterebbe, nello specifico, di ricostruire con ulteriore accuratezza la parabola dello sviluppo di Teotihuacán tra gli anni 150 e 450 d.C., nel suo periodo di massimo splendore, durante il quale raggiunse un raggio d’ampiezza di oltre 30 chilometri e una popolazione di circa 150 mila abitanti.

Le origini del declino della città sono databili attorno al VI secolo ma, da allora in poi, le sue rovine non sono mai state perdute o dimenticate. Dal 1325 in poi (data di fondazione di Tenochtitlán, cuore dell’Impero Azteco), le spoglie della città abbandonata sono state meta di pellegrinaggi religiosi aztechi e, due secoli dopo, le sue meraviglie si offrirono agli occhi sgomenti dei conquistadores spagnoli.

Oggi, questi antichi tesori vivono ancora, ed offrono nuove sbalorditive scoperte agli archeologi che, pietra dopo pietra, continuano a ricostruire le tappe evolutive delle più affascinanti ed arcaiche civiltà precolombiane.

Cristiano Capuano