Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea tutti i Paesi dell’Unione possono varare leggi nazionali per escludere dal welfare state i cittadini extracomunitari o, addirittura, europei qualora non riescano a dimostrare di essere in attiva ricerca di lavoro e risiedano in uno Stato del Vecchio Continente di cui non sono originari da più di tre mesi e meno di 5 anni. Sono stati ben felici Angela Merkel, che vuole diminuire la spesa tedesca in stato sociale, escludendo gli immigrati, e David Cameron che vuole addirittura limitare l’ingresso alle persone di ogni angolo della Terra nel suo Paese. La cancelliera tedesca potrà finalmente tagliare la spesa pubblica della Germania che, dagli ultimi dati, non crescerà come prima e cederà il primato economico europeo all’Inghilterra nel 2018-19 . Queste idee dei conservatori tedeschi e inglesi non stupiscono, e non meravigliano nemmeno se vengono dalla Svizzera che vieta l’accesso alle persone di colore, solo a quelle in cerca di lavoro ovviamente, perché quelli con una dichiarazione dei redditi miliardaria che devono fare depositi milionari, entrano e fanno la linguaccia ai disperati in cerca di occupazione. Lo stupore ci assale quando idee del genere vengono al premier francese Hollande che si definiva pure socialista.

Signori, il messaggio è chiaro: i capitali e le merci possono circolare, i disgraziati in cerca di lavoro no. Se sei in cerca di lavoro all’estero, devi avere i soldi per restarci, altrimenti non hai diritto nemmeno all’aiuto dello Stato.

Cari lettori, benvenuti alla nuova e prima rubrica economica di Libero Pensiero, “The economist corner”. È opportuno precisare che talvolta ci allontaneremo dal senso comune ma le nostre conclusioni non saranno mai definitive, e lo sa bene il presidente Roosevelt che convocò i migliori economisti per risollevare l’economia mondiale nel Secondo Dopoguerra e arrivò a dire “Mandatemene uno monco perché questi con una mano dicono una cosa e con l’altra l’opposto“.

Oggi parleremo di quale Europa vogliamo visto che nessuno ne parla più.

L’idea che abbiamo della comunità europea è viziata dagli annunci che i partiti anti-europei hanno fatto durante la campagna elettorale delle scorse elezioni, come “Basta euro”, “Andiamo lì a sbattere i pugni sul tavolo” et similia, facendo credere che l’euro fosse la causa di tutti i nostri mali. “In realtà, se state cercando un colpevole, ancora una volta non c’è che da guardarsi allo specchio”, disse V per Vendetta ed è così anche oggi. Perché la colpa della crisi è l’eccessiva concentrazione della ricchezza italiana e mondiale, non dell’euro, e l’aveva già scritto Paolo Silos Labini in uno studio, divenuto articolo nel 2001, in cui si ribadiva che la ricchezza era nelle mani di pochi come negli anni prima della crisi del ’29. Basti pensare che nel 1970 un manager americano percepiva 5-6 volte quello che percepiva un dipendente, mentre nel 2007 percepisce 13-14 volte di più . Non è colpa dell’euro se abbiamo versato 58 miliardi per salvare altri Stati ed ogni prestito ha aumentato debito pubblico e crediti di pari valore e se, escluso il salvataggio delle banche spagnole, ogni prestito era garantito da UE o FMI quindi da una tripla A. Non è colpa dell’Unione se, nella peggiore delle ipotesi, il costo di quei prestiti sarà di circa 5-6 miliardi di euro, rispetto ai 12 che ogni anno invia in Italia e puntualmente tornano indietro per la metà, grazie all’incapacità dei nostri enti territoriali di presentare progetti soddisfacenti per trattenerli. È, invece, colpa dell’Europa aver creato il mercato unico, ma non un fisco, una politica estera ed una giustizia comune, è colpa nostra essere dietro tutti i Paesi che contano economicamente per: retribuzione (23°) a causa del cuneo fiscale, evasione fiscale (180 miliardi); tempi della giustizia civile; imposizione Iva (22%, terzi in Europa). Dall’unione avremmo tutto da guadagnarci, insomma.

Insomma sarebbe economicamente conveniente dare parte dei poteri nazionali all’Unione, però dobbiamo scegliere se dare più potere all’Europa o dividerci definitivamente perché le vie di mezzo ci ammazzeranno. L’unica certezza è che le soluzioni di Cameron e Merkel sono protezioniste in un mercato neoliberista e stonano perché in ogni epoca di grande difficoltà economica non fa mai bene chiudersi in sé e lo sa bene il nostro Paese che all’epoca della prima grande globalizzazione, la scoperta delle Americhe, era diviso in tanti piccoli Stati e rimase fuori dall’economia che contava per circa due secoli.

Ferdinando Paciolla