Il Bayern Monaco si dimostra vincente nel marketing, oltre che sul campo, e lo dimostra l’enorme numero di maglie vendute in patria nella stagione 2013/2014: un milione e 300mila.

IL RECORD – Come ha orgogliosamente affermato Andreas Jung, membro del Cda (consiglio d’amministrazione) del Bayern: “la scorsa stagione abbiamo venduto 1,3 milioni di maglie, più di tutte le altre squadre della Bundesliga messe insieme”. Nessun altro club al mondo ha mai venduto così tanto in patria; ma quali sono i motivi di questo successo?

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Andreas Jung, membro del Cda del Bayern Monaco

Certo non si può attribuire questo risultato ad un presunto maggior numero di tifosi del club tedesco: in Italia, ad esempio, la Juventus ha oltre 10 milioni di sostenitori e, se ognuno di essi acquistasse una maglia, si supererebbe di dieci volte il record della squadra di Guardiola. Questo discorso può in realtà essere esteso, con le dovute proporzioni, a qualsiasi squadra italiana. Non è, dunque, un problema di numero di supporters.

QUESTIONE DI MERCHANDISING – No, la realtà è che la cultura del merchandising sportivo è qui da noi ad anni luce di distanza rispetto all’idea che ne hanno in Germania (e per buona misura, anche in altri paesi europei); basti pensare alle centinaia di migliaia di tifosi nostrani che acquistano prodotti contraffatti da venditori non autorizzati con la certezza di spendere di meno. Se da una parte è indubbio che i costi per i tifosi si riducano, un esempio su tutti è la maglia ufficiale utilizzata dalle partite casalinghe dalla Juventus che, come riportato dallo Juventus Store Online, può arrivare a costare anche 121 Euro, dall’altra si riducono gli introiti del club stesso che non può contare sull’apporto finanziario proveniente dalla vendita di prodotti ufficiali.

Non a caso si è parlato della Juventus: la società di Torino, infatti, ha riconosciuto un fatturato in crescita di 300 milioni ma, come affermato dal presidente Andrea Agnelli: “i nostri principali competitor, Real Madrid, Bayern Monaco, Manchester United, Barcellona, ci hanno distanziato nettamente. Nessuna società italiana è stata in grado di crescere al loro ritmo, segno evidente del limite strutturale che affligge il nostro calcio”. Per il numero uno in casa Juve è necessario riportare il calcio italiano ai livelli di un tempo, quando “Inghilterra, Spagna e Germania guardavano all’Italia come a un esempio”.

Per tornare a competere con i maggiori club europei sembrerebbe necessaria un’inversione di rotta. Una soluzione potrebbe essere puntare maggiormente sull’autofinanziamento, magari riducendo il costo dei prodotti ufficiali per allargare la loro fruibilità ad una fascia di tifosi più larga; nel tempo questo porterebbe senz’altro ad un aumento degli introiti. Il lento declino del calcio italiano deve essere fermato, affinché il nostro campionato sia preso di nuovo a modello dall’Europa.

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Fonte immagine media: www.fcbayern.sk

Fonte citazioni: www.repubblica.it

Luigi Santoro