A Brisbane, fino a domani, i grandi del pianeta discutono delle grandi sfide globali: economia, terrorismo e cambiamenti climatici.

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama prova a fare la voce grossa, affrontando i temi all’ordine del giorno. In primis, annuncia lo sblocco di tre miliardi di dollari al Green Climate Fund, il Fondo di aiuto per i paesi in via di sviluppo per sostenere i cambiamenti climatici: “Questo ci permetterà di aiutare i paesi in via di sviluppo ad uscire dalla falsa scelta tra sviluppo ed inquinamento. Nessuna nazione è immune e tutte le nazioni hanno la responsabilità di fare la propria parte“. L’ottimismo arriva dopo che tre giorni fa, Stati Uniti e Cina hanno raggiunto uno storico accordo sulle emissioni di carbonio.

Ancora, il Presidente americano, alludendo al confronto per le dispute territoriali nel mar cinese meridionale ed orientale tra Cina e gli stati confinanti, ha rinnovato e chiarito l’impegno di Washigton per assicurare pace e stabilità nell’aerea: “Noi pensiamo che i popoli abbiano il diritto di vivere in sicurezza e in pace, che la sicurezza in Asia non debba essere basata sulle sfere d’influenza ma sul rispetto del diritto e delle norme internazionali e la soluzione pacifica delle dispute”. La Cina è avvertita, tanto che gli analisti hanno già ribattezzato questo discorso come “La dottrina Obama in Asia”.

Sul tema economico, ha ricordato i progressi fatti dagli States: aumentando l’occupazione e gli investimenti, il P.I.L. americano è tornato a correre. Quindi, è arrivato anche un duro monito ai colleghi del G20: “In questi anni gli Usa hanno dato lavoro a più persone di tutte le economie sviluppate insieme. Ma non ci si può attendere che portino l’economia mondiale sulle loro spalle”.

Una chiara allusione soprattutto all’Unione Europea, ancora lontana dall’uscita della crisi. Hollande, Cameron e Renzi hanno provato a fare asse, sostenendo che aspetteranno, nei prossimi giorni, le proposte di Juncker per spendere i 300 miliardi promessi dalla Commissione Europea.

Non poteva mancare il dibattito sulla questione in Ucraina. Anzi, c’è stato un duro scontro tra la delegazione russa e quella americana. La prima non ha apprezzato il discorso di Obama, in cui ha attaccato la Russia, definendola una minaccia e ricordando quanto gli Stati Uniti siano ancora l’unica superpotenza globale. Anche la Cancelleria tedesca, Angela Merkel ha rinnovato il desiderio di inasprire le sanzioni economiche. Infine, le manovre delle quattro navi da guerra russe a poca distanza dalle acque territoriali australiane hanno suscitato la forte irritazione del premier di casa, Tony Abbott.

Notizie dell’ultim’ora riferiscono che il presidente russo, Putin, abbia abbandonato il vertice per il clima ostile nei suoi confronti. Notizia seccamente smentita dal portavoce del Cremlino.

Ma la situazione è tutt’altro che tranquilla e, almeno per ora, sembra che neanche il G20 sia servito a migliorare le relazioni bilaterali tra Russia e Stati Uniti.

Marco Di Domenico