Guerra, tregua e indipendenza, con queste tre parole può essere spiegata l’ultimo millennio di storia del Caucaso. Terra di confine tra Europa e Asia, tra islam e cristianesimo, tra oriente e occidente, il Caucaso è sempre stato il crocevia che ha visto le tenaci popolazioni locali soccombere e rivoltarsi agli imperi provenienti da ogni dove: Russia, Turchia e Persia hanno lottato nei secoli per questo lembo di territorio, che ha definitivamente cambiato volto dopo il crollo dell’Unione Sovietica.
Molti sono i conflitti che potrebbero accendersi in quest’area, che essendo a cavallo tra oriente e occidente potrebbe rivelarsi una vera e propria miccia per un conflitto molto più esteso, preda delle mire europee, statunitensi, jihadiste e russe, nonché delle neo-nate potenze locali.

AZERBAIJAN, ARMENIA E LA QUESTIONE DEL NAGORNO-KARABAKH

 

Dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica, la repubblica del Nagorno-Karabakh si trova formalmente all’interno dell’Azerbaijan, anche se è formata principalmente da armeni ed è una repubblica semi-autonoma. Tra le due neo-repubbliche la guerra inizia già nel 1991, e nel 1993 l’Armenia si trova padrona di circa il 90% del territorio conteso, anche di parte di territorio dove in realtà la maggioranza etnica è azera. Il cessate il fuoco impedisce all’Armenia di annettersi il territorio, ma impedisce all’Azerbaijan di riprenderne possesso. Nasce così un nuovo stato nel Caucaso, la Repubblica del Nagorno-Kabarakh, molto legata all’Armenia, ma de facto indipendente.

Sono passati venti anni, e molte cose sono cambiate. Tra Baku ed Erevan la tensione cresce giorno dopo giorno, basti pensare che il fatto successo questa settimana, l’abbattimento di un elicottero armeno da parte delle forze azere poste alla frontiera, è solo uno degli innumerevoli incidenti accaduti in questi anni. L’azerbaijan, a maggioranza musulmana, cerca di tenersi a distanza sia da Russia che da Unione Europea, utilizzando l’arma del gas naturale. E’ il paese con più riserve dell’area, ha una popolazione di dieci milioni di abitanti e, nonostante la dittatura, il paese è relativamente stabile, senza particolari fenomeni di estremismo religioso. L’Armenia, al contrario, in questi ha perso molta potenza: molti armeni sono emigrati, e la popolazione totale del paese è stimata fra i 2 e i 3 milioni di persone, in assenza di stime ben precise. Essa ha inoltre deciso di legarsi a Putin e di entrare nell’Unione Eurasiatica.
Cosa potrebbe accadere se Putin si schierasse con l’Armenia? Come reagirebbe l’Unione Europea ad una invasione russa, visto che il gas azero è così vitale per cercare di aggirare la dipendenza energetica dalla Russia? Senza dubbio, un conflitto tra Armenia e Azerbaijan non colpirebbe solo il Caucaso.

LA GEORGIA, L’ABKHAZIA E L’OSSEZIA DEL SUD

 

Dopo la caduta dell’URSS, abcasi ed osseti, preoccupati per il peso dei nazionalisti nella Repubblica Di Georgia, iniziano una rivolta congiunta. La Georgia invia l’esercito, che in poco tempo riconquista quasi tutto il territorio delle due regioni. Poco dopo, la Russia interviene, obbligando la Georgia a dichiarare le due regioni autonome, de facto separate dal paese, sotto controllo congiunto di Mosca e Tbilisi. Negli anni seguenti, la Georgia del premier Saakashvili si avvicina all’America di Bush, e decidere di premere per riavere le due regioni all’interno del proprio paese: l’esercito si mobilita, e si muove verso l’interno del Caucaso. In tutta risposta, la Russia dichiara guerra, e in soli cinque giorni l’esercito georgiano è in rotta. Le due regioni, ora sono sostanzialmente sotto il controllo russo, e semi-indipendenti.

Nonostante il cambio di leadership, che ha portato al governo che ha come simbolo il miliardario Ivanishvili, le tensioni in Ucraina e l’annessione della Crimea hanno portato una grande paura a Tbilisi. Per il paese che ha sempre avuto come obiettivo l’entrata nella NATO e nella UE, profondamente legato all’Europa Occidentale e acerrimo nemico della Russia, un’eventuale annessione delle due Regioni a Mosca significherebbe un atto di guerra. Come si comporterebbero l’Unione Europea, e la NATO, se Mosca dovesse annettere altre due Repubbliche alla sua confederazione? Scenderebbero in guerra per difendere un prezioso alleato?

CECENIA E DAGHESTAN, I JIHADISTI NEMICI DI PUTIN

 

Nell’area Nord del Caucaso, le Repubbliche a maggioranza musulmana di Cecenia e Daghestan sono sempre state un problema per Mosca. Putin non ha esitato ad appoggiare Assad in Siria per un motivo ben preciso: teme che l’instabilità in medio-oriente possa portare ad una solida base per appoggiare i paesi nel Caucaso a maggioranza musulmana. Per questo motivo Putin ed il suo Governo hanno sempre avuto una grande diffidenza specialmente con il Governo dell’Arabia Saudita, regnanti che appoggiano un tipo di sunnismo radicale chiamato “wahabismo“, e che Putin teme possano sovvenzionare economicamente i terroristi islamici nel Caucaso. Le montagne sono tuttora un luogo perfetto per la guerriglia degli indipendentisti e la nascita dell’Isis in Medio-Oriente non ha fatto che accrescere, e di molto, le preoccupazioni a Mosca. La crescita dell’estremismo islamico nella regione potrebbe essere un problema non solo per il gigante Russo, ma potrebbe essere la miccia per infiammare anche l’intero Caucaso.

In conclusione, il Caucaso si appresta ad essere uno scenario molto importante per lo scenario politico mondiale, specialmente nel caso in cui i conflitti regionali si accendessero, chiamando in causa anche le potenze straniere.

Nicola Donelli