Negli ultimi giorni, sulle pagine delle principali testate del Mezzogiorno, è nato il “caso Macry”, ossia, dal mio punto di vista, l’uccisione del giornalismo… Per due volte. Di cosa si tratta? Urge una premessa.

Paolo Macry è professore di Storia contemporanea all’Università degli studi di Napoli Federico II ed uno dei principali contemporaneisti nello scenario accademico italiano. Fra le sue opere quella più interessante, almeno per me, risulta essere “Unità a mezzogiorno”, un’analisi dell’Unità d’Italia, raccontata con un punto di vista, per così dire, mediano fra le posizioni neoborboniche e leghiste, semplificando e, lo ammetto, banalizzando. Ma non è questo lo spazio per discutere del tema.

Alcuni giorni fa, il 10 novembre, Paolo Macry pubblica un editoriale riguardante il cosiddetto “antagonismo di sinistra” sul Corriere del Mezzogiorno, raggiungibile al seguente link: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2014/10-novembre-2014/gli-antagonisti-sinistra-ecco-chi-sono-nuovi-reazionaria-230507065580.shtml

Macry ha preso spunto dalla protesta contro il Governo tenutasi a Bagnoli nei giorni scorsi, attaccandola duramente.

A cosa si oppongono infatti gli episodi di conflittualità esplosi ultimamente a Napoli? A una soluzione del problema dei rifiuti. Alla messa a profitto dell’area di Bagnoli. Allo sviluppo del turismo di massa. Alla costruzione di centrali elettriche. Alle trivellazioni in Campania. Ovvero a ogni ipotesi di accrescimento della ricchezza locale.”

Quella di Macry è una fortissima accusa all’antagonismo di sinistra che, ai suoi occhi, significa immobilismo e, quindi, ideologia reazionaria e non rivoluzionaria.

Il cuore dell’antagonismo è ormai il rifiuto di ciò che una volta si sarebbe chiamato progresso. La rivendicazione di uno status quo, che a Napoli significa degrado urbano, periferie miserabili, criminalità. Il no radicale all’analisi dei problemi e alla ricerca di soluzioni. Invece che battersi per la trasformazione della polis, il conflitto mostra di averne paura. Preferisce che nulla si faccia. Un’opzione che rasenta il nichilismo.”

Non ho problemi a dire che il sottoscritto condivide pienamente il pezzo di Macry: la cosiddetta sinistra antagonista non ha nulla di progressista e tutto di reazionario.

La reazione dei cosiddetti antagonisti non si è fatta attendere: alcuni studenti (ma siamo sicuri che siano studenti dell’ateneo?) hanno fatto irruzione nello studio di Macry, contestando il suo editoriale e registrando la sua reazione, vale a dire il rifiuto ad interrompere una seduta d’esame, attraverso un cellulare, pubblicandone i video su Youtube, i quali sono raggiungibili ai seguenti indirizzi: https://www.youtube.com/watch?v=0MeI8mB3jhEhttps://www.youtube.com/watch?v=YavqByS3r88

Subito dopo, la notizia rimbalza di giornale in giornale: si sprecano i titoloni, si parla di aggressione ai danni del prof. Macry.

Qual è la mia opinione al riguardo?

Che il giornalismo è morto, come detto sopra, due volte.

Il prof. Paolo Macry ha voluto esprimere la sua opinione su un caso piuttosto scottante in cui le diverse opinioni si sprecano. Usati i toni giusti per affidare la sua opinione alla stampa, Macry ha svolto il suo ruolo in modo egregio. Essere o non essere d’accordo con lui è un’altra questione: c’è da dire, comunque, che Macry non è l’ultimo arrivato, è uno storico, conosce meglio della stragrande maggioranza della popolazione lo scenario politico contemporaneo e ha, più di buona parte delle grandi penne del giornalismo italiano, un sacrosanto diritto di parola.

Andare a contestare face to face, in gruppo, il giornalista che ha un’opinione diversa, è azione becera. Registrare la sua risposta, anzi, la sua non-risposta, è azione illegale! Questo non è dialogo, è un tentativo di ridicolizzare il proprio interlocutore attraverso la sorpresa e la superiorità numerica. Chi scrive ha un’opinione pessima della sinistra antagonista, lo ripeto, ma avrei criticato tale modus operandi anche se autori del gesto fossero stati altri. Qui si tenta di privare il giornalista del suo diritto di parola, uccidendo una prima volta il giornalismo.

Gridare all’aggressione, all’assalto, all’azione violenta, è esagerazione tipica del basso livello del giornalismo italiano. Non c’è contatto fisico, non c’è alcuna rissa sfiorata, come davano l’impressione gli articoli pubblicati fino ad ora. Va bene difendere il membro della propria “casta”, ma distorcere la notizia significa produrre spazzatura, non informazione. I video, inoltre, sono visibili da tutti: sono sufficienti 5 minuti di visione per scoprire che, in realtà, si è trattata di una discussione, sì, piuttosto animata, ma niente di più. E qui si uccide il giornalismo per la seconda volta.

Questa è una breve riflessione sul diritto di parola, sul diritto di informazione, sul giornalismo. Il giornalista deve avere la possibilità di raccontare il mondo senza ritrovarsi gruppi di contestatori nel suo studio. Al contempo, però, il giornalista deve usare anche nel modo appropriato gli strumenti a sua disposizione: i media sono un’arma potentissima e non vanno usati per distorcere il reale solamente per ottenere click facili.

Davide Esposito

PS: Noi di Libero Pensiero siamo consapevoli di tutto ciò e cercheremo sempre di fare buon giornalismo, senza piegarci alle logiche social che ci imporrebbero scelte diverse dalle nostre. Perché chi rema contro il nostro modus operandi, a soli due mesi dal lancio del nostro portale, purtroppo, c’è già.