I prossimi, alla pari di quelli appena passati, saranno giorni di frenetica attività parlamentare per i componenti della V Commissione  (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera dei Deputati, impegnati nella spasmodica ricerca delle risorse necessarie nel medio termine al soddisfacimento degli obiettivi di rientro del deficit strutturale concordati con la Commissione europea nello scorso Luglio, ricerca che se non andasse a buon fine vedrebbe l’attivazione delle “clausole di salvaguardia”, nomignolo con i quali i giornali hanno soprannominato gli aumenti di IVA ed altre imposte previsti dal Governo Letta.

Le idee sono tante e di varia natura, ma quella attualmente più affascinante e pericolosa (anticipata da Repubblica) è stata presentata nella Commissione presieduta dal deputato PD Francesco Boccia dai deputati Pastorelli e Di Gioia (due “cani sciolti” socialisti del gruppo misto) e riguarda l’affluenza alla Tesoreria unica del ministero dell’Economia delle risorse accumulate nella Cassa conguaglio per il settore elettrico e dal Gestore dei servizi energetici, che nelle stime di Repubblica ammonterebbero a 14 miliardi, a fronte dei 12,5 miliardi che procurerebbero gli aumenti previsti nelle suddette clausole.

Questo emendamento, che sembra aver risolto la questione che nel mese precedente aveva tolto il sonno a Padoan e Renzi, verrà discusso in giornata e presumibilmente sarà votato nella prossima convocazione della V Commissione in calendario per domani, vanno però fatte alcune considerazioni sulla sua opportuna o meno approvazione.
È obbligatoria, a questo punto, una chiarificazione sulla natura dei conferimenti che stanno andando a sottrarre alla CCSE e al GSE. Tali risorse sono state accumulate negli anni attraverso la corresponsione di componenti tariffarie, sovrapprezzi e quote di prezzo aggiuntive stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas in occasione dell’aggiornamento tariffario ed incluse nel prezzo riconosciuto dai clienti per il servizio di fornitura.

Chiarita la provenienza di queste risorse, meritano di essere spese due paroline riguardo il loro impiego e rispondere alla domanda: a cosa sta rinunciando il settore elettrico? Il timore principale è che queste risorse vengano sottratte dalla disponibilità di quegli operatori (soprattutto i distributori) che per motivi vari non hanno convenienza economica nel rifornire determinati clienti ma sono obbligati a farlo dall’authority del settore, quindi l’affluenza al Tesoro di queste risorse potrebbe significare eventuali squilibri nel mercato tutelato, squilibri dei quali sarebbe poi responsabile l’autorità regolatrice.

Altro motivo alla base di questa ingente dotazione è l’investimento nelle fonti energetiche rinnovabili, infatti la Cassa oltre ad erogare contributi a parificazione dei diversi contesti competitivi cui si trovano ad operare i distributori, eroga contributi a favore degli operatori del settore con forti impieghi in rinnovabili ed assimilate, ma anche ad operatori che investano in meccanismi di miglioramento dell’efficienza energetica.

Con queste piccole notazioni abbiamo quindi ricostruito la bilancia su cui valutare i costi ed i benefici derivati da questa soluzione al non rispetto dei piani di rientro del deficit strutturale da parte della Legge di Stabilità 2015, su di un braccio della bilancia abbiamo un aumento generale dei prezzi al consumo causato dall’aumento dell’IVA e di altre imposte mentre sull’altro braccio abbiamo oltre alla possibile crisi del mercato energetico tutelato, anche la sottrazione di risorse destinate agli investimenti. Finanziariamente i due piatti hanno lo stesso peso, l’uno compensano l’altro in termini numerari, la propensione verso un piatto o l’altro è quindi dovuta dalla lunghezza dei bracci della bilancia che, metaforicamente, rappresentano le differenti maggioranze possibili in commissione bilancio.

Marco Scaglione