Che la tenuta del governo viaggi su un ponte in bilico lo si era visto palesemente nelle ultime uscite del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, autore quest’ultimo, di un valzer di incontri bilaterali e concessioni distillate con il contagocce, il tutto finalizzato a rattoppare la chiglia malandata della maggioranza di Governo; un lavoro che si mostra nei fatti sempre più difficile soprattutto se a complicartelo ci pensano i tuoi stessi uomini con atti di sabotaggio alla tua linea politica.

Questo è il caso illustre del deputato PD Francesco Boccia presidente della commissione Bilancio della Camera e renziano della prima ora, che, in un intervista rilasciata al Huffpost, ammaina la bandiera del Big tent  in favore della vecchia e odiata bandiera rossa. “Riportare il Pd nell’alveo del centrosinistra” parole queste che suggellano non solo il classico dei moniti espressi in confessionale, ma un chiaro progetto di politica alternativa nel stesso partito in cui Renzi è anche il leader; un equivocabile atto di delegittimazione quindi, che diventa ancor più grave agli occhi del leader nel momento in cui Boccia cerca aiuto negli outsider Civati, Cuperlo e Fassina per la creazione  di un coordinamento di tutti coloro che
“non si arrendono al pensiero unico che sta dominando larghissima parte del Pd”.

Il deputato, nei fatti un eversivo, non si ferma al mero guanto di sfida, ma rincara la dose attaccando di petto l’operato e le scelte prese dall’esecutivo considerato di destra “E’ tipico della destra dividere il mondo tra innovatori e frenatori. In 9 mesi di governo cosa abbiamo rottamato? Giusto un po’ di persone…”. Al di là della disamina sul modus operandi adottato dal Governo, la stoccata vera e propria è una puntigliosa ed incisiva critica alle scelte economiche prese, che, dall’alto del ruolo istituzionale ricoperto dal deputato, sembra essere una bocciatura suonata con le campane “forse negli emendamenti alla Stabilità il governo inserirà qualche centinaio di milioni in più per le tutele, ma non bastano certo a creare una nuova rete di tutele.” critiche anche per i famosi 80 euro  “L’Istat ha già certificato che una misura che costa oltre 9 miliardi l’anno, e cioè 0,8 punti Pil, ne fa rientrare 0,2, mi pare che si possa già dire che non funziona”.

Il colpo di grazia Francesco Boccia lo spara sulla possibilità di voto anticipato con il cambiamento della leadership prima del naturale corso al 2017 “di fronte a un fallimento del genere sarebbe indispensabile un nuovo congresso prima del voto” atto ultimo di un disconoscimento politico, che in un clima di probabile fiducia sul testo del jobs act e legge di stabilità è sicuramente cherosene sul fuoco.

Dario Salvatore