In base alle ultime analisi dell’Ufficio di gabinetto il PIL del Giappone crolla nel periodo luglio-settembre dello 0,4% rispetto al trimeste precedente e dell’1,6% su base annua (fonte BBC news), portando la terza economia mondiale in “recessione tecnica”, contrariamente alle previsioni che davano una crescita annuale del 2,1% e facendo cadere la borsa di Tokyo in rosso al 3% . Come conseguenza il Primo ministro Shinzo Abe potrebbe scioglere la Camera Bassa per avviare elezioni anticipate già per dicembre, onde rimandare un rialzo dell’imposta sulle vendite già fissato dal precedente governo nel 2015.

Glenn Levine, economista alla Moody’s Analytics ha dichiarato che “l‘economia giapponese è in recessione e si è contratta in tre degli ultimi quattro semestri” aggiungendo che “ora la scelta più probabile sono elezioni anticipate a dicembre nelle quali gli elettori sceglieranno, in modo scontato, di rimandare l’aumento della tassa“. Già nel secondo trimestre di quest’anno c’è stata una contrazione del PIL del 7,3%, la caduta più grande dal triplice disastro che colpì il paese del Sol Levante nel marzo del 2011. Sulla possibilità di elezioni anticipate il portavoce del governo Yoshihide Suga ha detto che il premier sta prendendo in considerazione le varie opzioni per far fronte alla “severa situazione economica“.

Le varie misure adottate dal governo Abe per far crescere l’economia nipponica (misure note come le “tre frecce” dell’Abenomics, consistenti in una politica monetaria espansiva, stimoli fiscali e riforme strutturali), insieme agli interventi della Bank of Japan avevano ridato uno slancio alle esportazioni (dovuto ad un deprezzamento dello yen) con un incremento dell’1,5% nel 2013. La fiducia derivata da tali risultati aveva spinto il governo ad aumentare l’IVA dal 5 all’8% agli inizi del 2014 per arginare l’enorme debito pubblico del paese, manovra che tuttavia ha portato a un’ulteriore riduzione della domanda interna. Lo stesso Ministro delle Politiche Economiche e Fiscali, Akira Amari, ha dichiarato che l’impatto “è stato più grande delle attese“, con la domanda interna scesa dello 0,9% solo nel periodo luglio-settembre.

Nonostante la bassa popolarità di cui gode il premier Abe, in caso di elezioni anticipate è molto probabile una sua vittoria, poiché le forze di opposizione rimango deboli e frammentate. In ogni caso dovrà non solo cercare di rilanciare la domanda interna ma anche diminuire l’enorme debito pubblico di oltre il 200% del PIL.

Massimo Liccardo