A Terni il rilancio ed il risanamento della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni passeranno attraverso “soluzioni strutturali e non temporanee, puntando sulla qualità della produzione piuttosto che sulla quantità”. Parola di Markus Bistram, responsabile del personale del settore Materials della ThyssenKrupp, che a Monaco di Baviera ha incontrato i delegati nazionali e territoriali e le RSU di FIOM, FIM, UILM, FISMIC e UGL, rassicurandoli sul destino dello stabilimento ternano: il gruppo tedesco non ha intenzione di chiudere, ed anzi ristrutturerà il sito di produzione in vista del rilancio; esclusa l’ipotesi di vendita, si è giustificato il possibile spegnimento di uno dei due forni con una sovracapacità della produzione di acciaio in Europa. Sovrapproduzione, il motivo ciclico di ogni crisi economica dal 1873 in avanti.

Il piano industriale presentato da ThyssenKrupp il 17 luglio, dice Bistram, “è stato modificato in diverse parti, accogliendo anche proposte sindacali”, ed invita ad un dialogo più disteso, sottolineando come lo sciopero di Terni che prosegue da un mese stia mettendo a rischio l’azienda. I sindacati, pur riconoscendo i passi in avanti compiuti dall’azienda, li ritengono ancora non sufficienti, con particolare riferimento ai volumi di produzione futuri, e con l’augurio di vedere “cambiamenti utili per trovare una strada da percorrere insieme” hanno trasferito la battaglia sul tavolo di Roma.

In patria la trattativa prosegue ad oltranza al Ministero dello Sviluppo Economico, dove oggi si può arrivare ad un accordo che riesca ad accontentare tutti. L’azienda porta avanti il suo piano industriale di rilancio con verifica dopo 24 mesi, mentre le parti sociali cercano di salvare l’occupazione e vedono di buon occhio la proposta del ministro Guidi di prolungare la verifica a 48 mesi.

Nel sito di Terni, in trepidante attesa, la FIM ha sospeso le assemblee previste per la giornata di domani. Maurizio Landini ha dichiarato che “le condizioni sono difficili, vogliamo acquisire quelle certezze che finora non abbiamo avuto: sul piano industriale quindi che ci sia la possibilità concreta di investimenti, il mantenimento dei due forni e una prospettiva che permetta seriamente di affrontare questo tempo. Sono queste le condizioni perché si possa aprire un confronto”, prima di rinfacciare al Governo di essere in conflitto con i sindacati e rifiutare il confronto con i lavoratori.
La UILM punta al “mantenimento dei due forni, che la produzione non scenda sotto al milione di tonnellate e che sia mantenuto un organico in funzione di questo livello produttivo”, mentre la UGL sta all’erta: “Vedremo se riusciremo a portare in assemblea una ipotesi di accordo. L’alternativa sarebbe l’inasprimento della lotta”.

Nel frattempo arrivano i dati sulla produzione industriale metalmeccanica, che nel terzo trimestre del 2014 è scesa ai minimi dall’inizio della crisi economica: i livelli toccano il -32% rispetto al periodo pre-crisi. A dirlo è il presidente di Federmeccanica Fabio Storchi, che sottolinea come nel periodo in esame si siano registrati dati in peggioramento sia rispetto al precedente trimestre, sia rispetto al terzo trimestre 2013.

Simone Moricca