Nel calcio del XXI secolo che ha trasformato il contropiede in ripartenza, il campione in top player ed il catenaccio in densità di gioco, i bidoni del calcio sono rimasti i bidoni.

Bidone è un’espressione sicuramente non molto cortese con cui viene indicato l’atleta di modesta/scarsa abilità, e calcisticamente parlando è lecito specificare che il soggetto in questione è straniero, in quanto il corrispettivo italiano è sempre stato lo scarso. Di contro, la fantasia esterofila ha fatto sì che colui che ha passato la dogana per fare grande la squadra del cuore venisse definito come top player; spesso poco più di un pacco postale con annessa la poco prestigiosa etichetta di bidone.

Col tempo il concetto originario della fenomenologia del bidone si è globalizzato, la nazionalità è diventata un optional, ma essendo rigorosamente divisi per tipo anche qui è giusto applicare la raccolta differenziata.

Guardate questa lista e calcolate a spanne il rapporto qualità/prezzo, ancora oggi anche con lo sfigatissimo parametro dell’euro, con tutti questi soldi si potrebbe fare una telefonata a Barcellona e chiedere notizie di Messi e Neymar.

  • Bidone originale: Darwin avrebbe identificato l’origine dei bidoni in Luís Silvio Danuello, il brasiliano diventato icona della Pistoiese, atterrata quasi per caso in Serie A nel 1980. Fu lui la barzelletta della prima tornata di campionato, tra sventatezze dirigenziali e leggende metropolitane sul suo destino di venditore di gelati o attore porno. In 6 striminzite presenze non segnò nemmeno un goal. I fans dei bidoni lo possono gridare:“Menomale che Louis Silvio c’è”, o meglio… c’era.
  • Bidone  nostalgico: secondo le intenzioni dalla dirigenza bianconera, Ian Rush avrebbe dovuto sostituire Michel François Platini ritiratosi l’anno precedente. Il gallese nostalgico dei pub d’oltremanica fu ingaggiato dalla Juventus nel 1987 per 7 miliardi di lire, ma in 29 presenze realizzò appena 7 reti con le quali conquistò le simpatie dei deterrenti juventini.
  • Bidone  mandrillo: con fisico da culturista, chioma fluente e temperamento assai caliente, Renato Portaluppi fu estimatore nonché amante della dolce vita capitolina, più che del campo di gioco. Sbarcò a Roma nel 1988 per 3 miliardi di lire, collezionò 23 presenze, 0 goal e tanti fischi da parte della tifoseria giallorossa che non ne poteva più delle sue notti brave con consequenziali dichiarazioni contro il popolo romanista che non lo ebbe mai in simpatia, per ovvi motivi.
  • Bidone  trasformista: soprannominato in patria el Cobra, Darko Pančev in Italia divenne presto poco più di un ramarro. Osvaldo Bagnoli disse di lui:“Dite che con Pancev bisogna avere pazienza perché è macedone? Sarà… ma io sono della Bovisa e non sono mica un pirla!”. L’ex Cobra fu acquistato dal Milan nel 1992 per 14 miliardi di lire, collezionò 12 presenze ed un unico goal.
  • Bidone  colosso: dal 1997 alla corte rossonera per circa 10 miliardi di lire, Winston Bogarde fu uno dei giustizieri del Milan nella finale di Champions del 1995. Se nell’Ajax sembrava un colosso, in rossonero fu un flop colossale infatti collezionò 0 goal e 3 misere presenze che gli valsero il titolo di colosso decaduto.
  • Bidone plusvalente: l’olandese non volante Patrick Stephan Kluivert arrivò al Milan nel 1997 a parametro zero, dopo che fece piangere i rossoneri nella finale di Champions League di Vienna. A Milano si trasformò in un fantasma e segnò soltanto 6 reti in 28 presenze, ma nonostante il suo rendimento al di sotto delle aspettative ebbe la fortuna di passare ai blaugrana del Barcellona per circa 30 miliardi di lire.
  • Bidone  rasato: stiamo parlando di Iván de la Peña, ricordato soprattutto per la sua testa, o meglio, per la sua perenne rasatura più che per il suo estro calcistico. Buon dribbling a 0Km/h, troppo lento per la Serie A, troppo veloce nell’auto-relegarsi a bidone patentato. Acquistato dalla Lazio nel 1998 per oltre 28 miliardi di lire, nonostante le 14 presenze realizzò 0 reti.
  • Bidone  angelico: soprannominato el Facha (il bello) ed atteso a Roma come l’Arcangelo Gabriele, Gustavo Javier Bartelt fu immediatamente paragonato ad un suo illustre predecessore, il connazionale Claudio Caniggia visto che, capelli biondi a parte, faceva anche lui della velocità la sua dote migliore. Giallorosso a partire dal 1998 per 13 miliardi di lire, restò a reti bianche in tutte le sue 15 presenze.
  • Bidone  pompato: per più volte considerato fallacemente come presunto erede dei vari Romário e Ronaldo, Fábio Júnior Pereira è stato probabilmente il primo caso di bidone sopravvalutato all’inverosimile. Fu acquistato dalla Roma nel 1999 per circa 25 miliardi di lire, con 16 presenze realizzò solo 4 reti. Zdeněk Zeman diceva di lui: Non sa fare quasi niente e non ha la minima voglia di imparare”.
  • Bidone ectoplasma: nel 2000 Vratislav Gresko fu il fantasma che infestò i sogni sportivi dei tifosi interisti, fu l’incubo nerazzurro autore di 2 autogoal che consegnarono lo scudetto alla Juventus. L’Inter lo acquistò per circa 5 milioni di euro sperando che potesse essere lui l’erede di Roberto Carlos. Segnò 0 reti in un totale di 18 presenze.
  • Bidone extralusso: il top del top dei top, record imbattuto, è ancora ad appannaggio di Gaizka Mendieta Zabala, 43 milioni di euro (circa 93 miliardi di lire) volati nel 2001 dalla Lazio cragnottiana al Valencia, per questo biondo ologramma, che in cambio assicurò 20 presenze spesso incomplete e 0 goal.
  • Bidone inaspettato: il 2002 fu l’anno peggiore di José Vítor Roque Júnior al Milan, che lo acquistò due anni prima dal Palmeiras per 8,5 milioni di euro. Il suo trainer brasiliano mandò un chiaro messaggio a Zaccheroni: “Ha preso un grande campione, gli sistemerà la difesa, è un giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere”. Peccato però che in quell’anno collezionò solo 4 presenze e 0 goal.

Fonte dati statistici: transfermarkt.it / transfermarkt.co.uk / wikipedia.org

Fonte virgolettati: calciobidoni.it / sport.sky.it

Fabio Palliola