Marianna Madia, ministro della Funzione Pubblica, è chiara: “la riapertura del contratto è nell’agenda del governo, ma nel 2015 non sono previste in bilancio risorse per i rinnovi contrattuali. In questo modo, nell’incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e Governo sul pubblico impiego, si apre una frattura sociale.

Il ministro Madia ha assicurato un “primo impegno che assume il governo: nessuno perderà il posto per effetto della riorganizzazione della Pubblica Amministrazione. Nessuno andrà a casa”, ed ha riconosciuto che il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, bloccato da sei anni, “è un problema”, ma ha scelto di “concentrare le risorse su chi stava peggio: il bonus di 80 euro andrà ad un lavoratore pubblico su quattro, circa 800mila dipendenti pubblici”.

Al di là del tentativo di rassicurazione, tuttavia, arriva la notizia che la proroga dei contratti a tempo determinato arriverà “sicuramente fino al 2018”, mantenendo dunque uno stato di precariato per dipendenti e ricercatori che aspettano, alcuni da più di 10 anni, di vedere stabilizzata la propria situazione lavorativa. Normale dunque la delusione dei sindacati: “qualche auspicio sul futuro, nessuna risposta all’altezza, nessuna apertura sull’occupazione e sul tema del rinnovo del contratto, dichiara il segretario della CGIL Susanna Camusso, alla quale fa da eco Carmelo Barbagallo della UIL: “c’è stata una chiusura sul merito.

La novità, nel pubblico impiego, riguarderà il settore dell’istruzione: il ministro Madia ha infatti annunciato l’impegno di “assumere i vincitori per concorso e i precari nella scuola”, per i quali il governo ha stanziato un milione di euro. La Madia interviene ancora per precisare che “il pubblico impiego è strategico nella riforma e non possiamo non avere i lavoratori da questa parte”, perché i dipendenti pubblici – sono parole della stessa Madia – “non sono dei privilegiati”, ma vanno valorizzati; al contempo però “la riforma della pubblica amministrazione deve dare ai cittadini servizi efficienti in modo più semplice. Questo è il cuore della riforma insieme alla lotta alla corruzione che sottrae risorse all’economia sana”. Le modalità che il Governo avrebbe individuato sono le “tecnologie digitali per rafforzare la democrazia e una semplificazione dei procedimenti amministrativi con le norme sul silenzio assenso, la conferenza dei servizi, l’autotutela e la riforma della dirigenza pubblica”.

Da che parte stanno, però, i lavoratori? Difficilmente appoggeranno il Governo, pur riconoscendo la necessità di migliorare le proprie condizioni di lavoro, se non supportati da un adeguamento salariale: uno stipendio che non è stato adeguato al crescente costo della vita e rimasto ai livelli pre-crisi non alimenta sicuramente gli entusiasmi né le speranze renziane.
Uno scontento che, come detto, si traduce nelle reazioni dei sindacati: oltre alla CGIL e alla UIL, anche la reazione del segretario generale della CISL Annamaria Furlan è dello stesso registro: “Al di là del bel modo con cui vengono detti i no non abbiamo alcuna novità positiva, ministro Madia ci ha detto cose deludenti”.

La CGIL “conferma le ragioni dello sciopero del 5 dicembre. Siamo pronti a valutare le decisioni delle altre organizzazioni, ci farebbe piacere un’evoluzione positiva, e siamo pronti a spiegare al Garante per gli scioperi che non c’è nessuna illegittimità nella proclamazione del 5 dicembre”. In giornata arriva anche la reazione della CISL: “non solo si confermano, ma si rafforzano le motivazioni della protesta e si impone la necessità di avviare una nuova fase di mobilitazione e di lotta, sugli obiettivi indicati nella piattaforma della manifestazione” di sabato 8 novembre e “confermandone coerentemente il carattere unitario”. Difficilmente si vedrà la CISL-Lavoro Pubblico in piazza il 5 dicembre, a quanto si legge nel comunicato che chiede la disponibilità delle federazioni di CGIL e UIL ad un incontro urgente per concordare le modalità di una nuova fase di mobilitazione unitaria, con l’individuazione della data in cui proclamare, entro il mese di dicembre, lo sciopero dei lavoratori di tutti i comparti pubblici.

Simone Moricca