Sono ore frenetiche, convulse quelle che attraversa la maggioranza di Governo, strenuamente impegnata a mantenere la coesione tra le parti in vista del voto finale sul Jobs Act, previsto in aula per il 26 Novembre.

Ieri la tensione sembrava aver raggiunto il punto di rottura. Il Governo si accingeva infatti a presentare un emendamento al comma 7 per disciplinare i casi di reintegro nei licenziamenti disciplinari. Un modo di recepire l’intesa tutta interna al Partito Democratico, concordata pochi giorni fa tra la governance renziana e l’ala sinistra del partito.

Scatenando però la reazione del principale alleato di maggioranza, quel Nuovo CentroDestra che attraverso Maurizio Sacconi ha immediatamente fatto sapere che “Se vedessimo un testo diverso da quello che conosciamo ce ne andremmo dalla Commissione e si aprirebbe un bel contenzioso nella maggioranza”.

Per gli alleati centristi, insomma, il testo del Jobs Act è e deve rimanere quello elaborato dalla maggioranza di Governo, senza ulteriori intromissioni o modifiche non concordate. Una bordata che, per qualche ora, ha fatto davvero temere il peggio. Ma questa mattina è giunta la schiarita attraverso le parole del ministro Alfano: “Siamo vicinissimi ad un accordo con il PD sul lavoro: ho sentito stanotte il senatore Maurizio Sacconi e credo che ci siamo”.

Conferma ribadita poco dopo dallo stesso Sacconi: “Abbiamo raggiunto una intesa con il ministro Giuliano Poletti. Ci saranno emendamenti del Governo che preciseranno come il testo rimarrà sostanzialmente quello del Senato. Tra un mese ci saranno i decreti attuativi”.

Una dichiarazione che ripristina il sereno, ma non esclude ulteriori colpi di scena, dal momento che l’equilibrio sul testo da presentare all’aula è e resta sottilissimo. SEL, dal canto suo, preannuncia ostruzionismo per impedire che il voto finale arrivi già mercoledì prossimo. “Se anticiperanno i tempi come hanno detto di voler fare, useremo tutti gli strumenti che i regolamenti parlamentari ci mettono a disposizione per impedirlo”: ad affermarlo è Arturo Scotto, deputato capogruppo di SEL a Montecitorio.

Un vero e proprio percorso a ostacoli, su cui comunque la maggioranza continua a professare fiducia. Lo attesta Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, dopo l’approvazione dei commi 5 e 6 della delega. E chissà che di fiducia non possa tornare a parlarsi, quando sarà il momento di sottoporsi al giudizio dell’aula. Per il momento l’ipotesi viene ritenuta da escludersi – e a farle eco è lo stesso ministro Poletti – ma la sensazione è che potrebbe ripresentarsi in caso di scenario mutato. In merito Pierluigi Bersani appare molto fatalista: “La fiducia si vota, non possiamo pensare che questo Paese possa andare in una fase di instabilità. Il Governo è questo”.

Musica per le orecchie del premier Renzi, pronto ad incassare una nuova vittoria agli occhi dell’opinione politica continentale.

Emanuele Tanzilli