Di dura pietra è la sua tela, fredda latta spray il suo pennello. RaffoArt è forse il più famoso artista writer del panorama underground napoletano che ha fatto oggi della sua arte un lavoro. Originario dei Quartieri Spagnoli, si trasferisce in età adolescenziale nella zona di Ponticelli. Luoghi da molti conosciuti come zona di degrado dimostrano di non essere tali avendo dato i natali ad un così poliedrico ed abile artista.

La sua può essere considerata una abilità innata che germoglia agli inizi degli anni Ottanta in concomitanza dell’esplosione della street art in Italia, fenomeno socio-culturale giunto da oltre oceano e radicatosi anche nei paesi europei. La sua gavetta è cominciata per strada, qui sono nate le sue prime TAG ed i suoi primi murales, oggi elementi inconfondibili del paesaggio urbano partenopeo. L’aver fatto della strada il suo atelier personale non ha precluso le sue ambizioni ed i suoi sogni. Raggiunta la maggiore età si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove, dopo il suo iter di studi, si laurea in Scenografia e Pittura, dimostrando ancora una volta di non essere un comune graffitista irrispettoso dell’architettura urbana ma un raffinato artista.

Prova del suo diverso attaccamento all’arte muraria è la partecipazione nel 2011 alla Biennale di Venezia negli spazi del Padiglione Italia, sotto la direzione artistica di Vittorio Sgarbi. Durante questa esposizione si presta alla realizzazione di opere live create nell’arco di pochi minuti. Questo suscita un notevole interesse della critica presente che esprime giudizi di favore nei suoi confronti. Pur ricevendo il beneplacito dei più,  tiene a precisare che il circuito delle esposizioni è “un mondo troppo lontano dalla mia persona e che non rispecchia in tutto il mio essere”.

Da alcuni anni ha scelto di mettere a disposizione la sua arte anche per promuovere eventi di carattere sociale collaborando a stretto contatto con artisti del panorama musicale napoletano come Gigi Finizio, sposando la sua campagna antistalking e realizzando un murales evocativo che si può ritrovare nel video dal titolo “O’ fann sul e femmn”( minuti 2.12-2.22-3.08). Nel 2008, causa la crisi dei rifiuti nella città di Napoli, realizza un’opera dal titolo L’urlo dei partenopei” (riportato anche su tela) prendendo in prestito il capolavoro “L’urlo” di Edvard Munch e, apportandovi delle sostanziali modifiche , lo trasforma in un vero e proprio grido di aiuto verso le istituzioni campane e nazionali.

Nel 2013 partecipa ad un progetto extrascolastico con le scuole della città di Pomigliano d’Arco insegnando arte in maniera creativa a bambini di scuola elementare. Questa sua maggiore partecipazione alla vita cittadina lo ha portato ad essere definito Artista del popolo. Ammette di aver notato un “evidente riscontro positivo” nei confronti della sua arte da parte di coloro che venti anni fa lo consideravano solo un imbratta muri.

Oggi, avendo costruito una famiglia ed essendo oberato di maggiori responsabilità, ha scelto di trasformare la sua arte in lavoro, creando murales su commissione, ma nei ritagli di tempo è riuscito a creare un catalogo di opere che comprende pastelli, disegni a matita ed acquerelli che ha in progetto, tra qualche anno, di mettere a disposizione di tutti mediante una retrospettiva personale indipendente da qualsiasi etichetta.

Vincenzo Morrone
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