La controversa e intricata realtà dei rapporti di forza interni al partito democratico delineata in questi giorni, potrebbe umoristicamente essere descritta dalla frase “quando il gatto non c’è i topi ballano”; nello specifico il gatto in questione è il Presidente del Consiglio Matteo Renzi partito la settimana scorsa per partecipare al G20; i topi, la componente minoritaria del PD che trova in Fassina, Civati, Cuperlo i suoi esponenti più in auge.

Dalla prospettiva di Renzi nulla faceva presagire l’ultimo colpo di mano alla sua autorità, avvenuto questo con la conferenza stampa indetta dei deputati democratici Pippo Civati, Stefano Fassina, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre e Margherita Miotto per la presentazione di 8 emendamenti alla legge di stabilità; incredulità o ingenuità figlia della speranza del leader di aver placato gli animi interni con gli ultimi tentativi di distensione in riferimento alla possibilità di modifiche,  prima della promulgazione, al testo del Jobs Act.

Il pericolo vero di questa ultima mossa è la partecipazione di esponenti come il bersaniano Alfredo D’Attorre o il moderato Cuperlo che denoterebbe una base di appoggio alla politica degli outsiders Civati e Fassina più ampia di quella che sembra in prima facie. Smacco politico che aumenta le proprie proporzioni nel momento in cui si sottolinei la quasi contemporaneità di tali azioni eversive al test elettorale per il Governo nella Regione Emilia Romagna e Calabria; test che però non sembra togliere il sonno a Renzi in quanto da più sondaggi effettuati si rivelerebbe la vittoria schiacciante  del PD intorno al 39 % in entrambi i contesti.

Sicuro poi, sembra essere l’arrivo in porto della legge di stabilità e del jobs act, sicurezza però pagata col prezzo della fiducia, contro la quale difficilmente anche i più oltranzisti nel PD opporranno resistenza, ma la partita non per questo può essere considerata finita, difatti se la fiducia copre i due fronti caldi odierni, non lo potrà in futuro sulla legge elettorale, dove tale meccanismo non è consentito. Sentori di possibile revanscismo sul già malandato Italicum sono già nell’aria ed è proprio per questo che Renzi sta già affilando la lama tagliente della propria comunicazione nel decretare un noi e un voi, un buoni e cattivi che gli permetta di sganciarsi da dosso il drappello delle critiche interne e nel contempo definire i contorni, per i media e i suoi elettori, di un nemico che possa diventare capro espiratorio e nel contempo bacino elettorale per la propria politica.

Avanguardie del contrattacco mediatico sono stati il renziano Andrea Marcucci che twitta “D’Attorre, Fassina, Civati, Cuperlo presentano alla stampa emendamenti alla legge di stabilità. A parole con il Pd, nei fatti sempre contro ditta” e quelle di un altro renziano come Ernesto Carbone “E’ davvero incredibile che parlamentari, che fino a prova contraria fanno parte di un gruppo politico, convochino una conferenza stampa per illustrare emendamenti alla legge di stabilità pensati e redatti senza tener conto di una discussione nel gruppo e nella commissione competente. A parole si dice di volere il bene della casa comune, nei fatti ci si comporta come se non se ne facesse parte”.

Dario Salvatore