PALERMO- Il blitz contro la mafia nei confronti del clan di Matteo Messina Denaro condotto dai carabinieri del ROS (Raggruppamento operativo speciale) e dal comando provinciale di Trapani ha portato a 16 arresti.

Le accuse dietro i 16 ordini di custodia cautelare emessi dalla procura distrettuale antimafia di Palermo sono varie, e vanno dall’associazione di tipo mafioso all’estorsione, rapina pluriaggravata, sequestro di persone ed altri reati  a finalità mafiose.

Le indagini dei carabinieri hanno rilevato, inoltre, come il capo mafia latitante svolga ancora un ruolo nevralgico nella provincia trapanese attraverso la documentazione di vari interessi illeciti. Secondo le accuse del procuratore aggiunto Teresa Principato e dei sostituti Maurizio Agnello e Carlo Marzella, è Girolamo Bellomo, detto Luca, uomo d’affari di 37anni e marito dell’avvocato penalista Lorenza Guttadauro -nipote di Matteo Messina Denaro – l’ultimo ambasciatore del mafioso latitante, incaricato di curare gli interessi del boss durante questi ultimi anni. Bellomo è stato arrestato nella sua residenza di via Benedetto Marcello.

Gli inquirenti, inoltre, hanno accertato collegamenti criminali  con le famiglie palermitane di Brancaccio.

Matteo Messina Denaro, nato nel 1962, ricordiamo essere uno dei latitanti legati alla mafia attualmente più ricercati al mondo. I suoi legami con la politica e il mondo imprenditoriale, la sua parte alla fase stragista attraversata dall’Italia negli anni ’90, ne fanno uno dei criminali più pericolosi in circolazione, tanto che nel 2010 la rivista Forbes gli dedicò addirittura la copertina.

Morena Grasso