L’agenzia di stampa Public Policy ha anticipato una bozza che, già da qualche tempo, sta iniziando a circolare e che annuncia una vera e propria rivoluzione riguardante la riforma del fisco.
L’elusione fiscale è stata una delle battaglie che Governo Renzi, fin da quando si è insediato, ha cercato di portare avanti.

I due decreti legislativi della riforma fiscale, che saranno vagliati dal prossimo Consiglio dei Ministri, prevedono numerose novità e una sorta di inversione di rotta da parte del Governo: si tenderà a far gravare di meno il regime fiscale attuale sulle medie e piccole imprese. Tra le indiscrezioni emerse che riguardano la riforma bisogna evidenziarne alcune:

– L’elusione fiscale non sarà più reato penale:
l’”abuso del diritto”, grazie al quale è possibile pagare meno tasse senza violare le norme tributarie in vigore bensì sfruttando le maglie delle regole, non sarà più considerato un reato penale.
Questa pratica è stata utilizzata da molte imprese ed è per questo motivo che è diventata oggetto di numerose critiche. Le medio/grandi imprese che utilizzano maggiormente questa ”scappatoia” non hanno dovuto vedersela solo con il Fisco: hanno dovuto affrontare  anche complicati giudizi penali. Il caso più eclatante  ha come oggetto gli stilisti Dolce&Gabbana ma si tratta solo una delle tante situazione di questo genere che si sono andate a creare nel tempo.

– La falsa fatturazione sotto la soglia dei mille euro non sarà reato penale:
questa rappresenta una delle più grandi novità introdotte dalla riforma del fisco.Il Governo si è mostrato pronto a depenalizzare la cosiddetta ”evasione da crisi”, pratica che già stata attuata da molti giudici da un po’ di tempo a questa parte. L’idea nasce dal fatto di aiutare i piccoli e medi imprenditori che, a causa della crisi, si trovano costretti a decidere se pagare le tasse o i propri dipendenti; questi incorreranno solo in una sanzione amministrativa.
Le imprese che decideranno di aderire ad un regime di adempimento collaborativo sotto la supervisione del Fisco, in caso di dichiarazione dei redditi infedele, avranno una soglia di punibilità più alta pari al doppio di quella di coloro che invece non scelgono la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate.

– Depenalizzato il reato di omesso versamento Iva oltre la soglia dei 50 mila euro.

– Raddoppio dei termini di accertamento tributario:
questo rappresenta, forse, il punto più delicato nel confronto tra il Governo e l’Agenzia delle entrate.
Oggi, grazie ad una norma introdotta quando alle Finanze vi era Vincenzo Visco, il Fisco ha diritto a quattro anni di tempo per scovare gli evasori. In caso di reato penale è possibile raddoppiare il tempo ad otto anni.
Molti hanno visto in questa modifica la volontà di andare ad accertare chi aveva aderito al condono tombale Iva del 2002, voluto da Tremonti, dichiarato nel frattempo nullo dall’Unione europea.

Fonti: www.cinquequotidiano.it

Fabio Palmiero