Domenica l’Emilia Romagna è chiamata ad un appuntamento importante: le urne verranno aperte per le Regionali, un evento atteso e di cui si discute da parecchio tempo nel mondo politico italiano.

A confrontarsi ci saranno i maggiori partiti: PD, Lega, SEL e M5S. Ma se fino a poco più di un anno fa il Movimento fondato da Beppe Grillo sembra aver definitivamente rotto la “tradizione rossa” emiliano-romagnola, i dati che giungono oggi danno un M5S particolarmente sottotono.

Una novità è rappresentata dalla lista Tsipras, che ha deciso di gareggiare per le Regionali in Emilia Romagna confluendo nella lista civica “L’altra Emilia Romagna”, attirando anche i consensi di pezzi forti come l’architetto Pierluigi Cervellati, l’ex segretario DS Mauro Zani e l’ex magistrato Libero Mancuso. La lista Tsipras, così come SEL, potranno contare inoltre sui voti di Francesco Guccini, FIOM e CGIL.

Per la prima volta, infatti, i sindacati non hanno voluto indirizzare i propri iscritti, lasciandoli dunque ad una libera scelta. Questo a causa soprattutto degli attriti a livello nazionale tra il PD guidato da Matteo Renzi e la FIOM e la CGIL di Maurizio Landini e Susanna Camusso.

Il problema principale, come afferma anche Bruno Pizzica, segretario regionale dello SPI-CGIL, non è tanto non indirizzare i propri iscritti verso un determinato partito politico, quanto la paura di registrare una bassa affluenza alle urne, un fantasma che preoccupa anche i candidati dei principali partiti in gara: “Non diremo per chi votare, ma vedo un disagio diffuso, dovremo fare un appello a recarsi alle urne.

Un problema che tuttavia il PD cerca in ogni modo di bypassare, utilizzo ogni mezzo a sua disposizione, tra cui le telefonate a casa: “Lo sa che domenica si vota? Questi sono i candidati del PD“. Eppure Stefano Bonaccini, il principale candidato del Partito Democratico in Emilia Romagna, nonostante le precauzioni prese, resta comunque preoccupato su una possibile bassa affluenza: “L’astensionismo? Sì, il pericolo c’è. Per tre ragioni. Primo, nei media di queste elezioni si parla poco, anche perché si vota solo per la Regione, non per i comuni. Secondo, tutti mi chiamano già presidente, e non vorrei che anche i nostri militanti dessero per scontata la vittoria e non andassero a votare. Terzo, certo, c’è stata l’inchiesta“, nonostante tutto, però “questa settimana sono al lavoro 15 mila volontari, compreso il Matteo giusto: Renzi”.

Inoltre, Stefano Bonaccini, non ha perso l’occasione per sbottonarsi anche sui suoi avversari politici: il partito più temuto è la Lega Nord. “Chi arriverà secondo? Credo Alan Fabbri”. Salvini del resto sta conducendo una campagna politica serrata, arrivando per certi versi anche ad oscurare il candidato del Carroccio, ma il “Bruce Willis di Campogalliano”, così come soprannominato da Matteo Renzi, ne è convinto: le Regionali le vincerà ugualmente il PD, proprio a fronte di quella “tradizione rossa” tipica dell’Emilia Romagna. “Sono i cittadini dell’Emilia Romagna a votarci e fuori dai seggi non ci sono i cosacchi per costringerli. Comunque la nostra classe dirigente è stata tutta rinnovata ed è piena di facce nuove. Anche se vinco io, si cambia”.

Stefano Bonaccini non è andato sul sottile nemmeno quando ha parlato del Movimento 5 Stelle. “Due anni fa, dopo Parma”, ha detto il candidato PD, “sembrava che i Cinque stelle ci avrebbero travolto, ma poi abbiamo rivinto nell’85% dei comuni. I grillini governano in due posti: a Comacchio, dove hanno già espulso il loro sindaco, e a Parma, dove non mi sembra che Pizzarotti sia molto amato da Grillo e Casaleggio. Forse la Lega recupererà i voti del centro-destra andati a loro, ma di certo non li toglierà a noi”.

Maria Stella Rossi