L’INVITO ALLA JIHAD DELL’ISIS

In un nuovo video pubblicato dall’ ISIS compaiono tre cittadini francesi, non ancora identificati, che, rivolgendosi ai loro connazionali, li invitano ad arruolarsi nelle loro file o, almeno, a svolgere attività terroristiche nello stato di appartenza, in particolare avvelenando cibo, acqua od investendoli con auto. Nonostante apparentemente i militari facciano riferimento ad atti rudimentali e poco efficaci in uno stato occidentale, il video desta preoccupazione in Francia: l’1 Settembre gli organizzatori di una prima cellula erano stati arrestati e, meno di un mese fa, fonti locali riportavano notizia dell’arresto di altri affiliati alla organizzazione che stavano preparando attentati nella capitale francese: evidentemente il riferimento ad azioni belliche di scarsa efficacia sarebbe soltanto predisposto per non svelare ulteriori piani. Il ministero dell’interno francese annuncia che vi sarebbero ben 40.000 detenuti sensibili all’invito, pronti a partire per la Siria non appena liberati. E già più di 1000 cittadini (secondo Marine Le Pen 4000) francesi si sarebbero recati in Medio Oriente per addestrarsi, combattere e morire, sacrificando le loro esistenze in nome di convinzioni religiose che nascerebbero da errate interpretazioni dell’islam.

L’INTERVENTO FRANCESE NEL CONFLITTO

Sorge spontanea una domanda: perché proprio la Francia sarebbe al centro delle attenzioni dello Stato islamico? La risposta appare semplice: Hollande è stato tra i promotori delle azioni belliche contro tale organizzazione ed ha appoggiato i raid americani con la propria aeronautica. L’intervento aereo non è risolutivo, ma certamente ha fermato una avanzata che appariva inarrestabile e che sembrava rendere vana l’eroica resistenza che i curdi tengono a Kobane. L’ISIS gioca dunque la carta del terrore, sperando che l’opinione pubblica riesca ad obbligare un partito socialista sempre più in crisi a fare dietrofront. Ma il premier Valls annuncia invece che sarà necessario il pugno di ferro all’estero come all’interno dello stato: il pericolo non è supposto, ma reale.

LA TATTICA DELLA MINACCIA

Quella dell’ISIS è però una vera e propria tattica: i video sono studiati nelle loro affermazioni per avere il più forte impatto psicologico, e gli obiettivi sono sempre gli stati occidentali che partecipino alla missione internazionale guidata da USA e Gran Bretagna. Proprio gli USA erano stati infatti i destinati dei primi video (decapitazione di ostaggi), subito dopo essi sono stati rivolti alla Gran Bretagna: si tratta dei due paesi che più massicciamente partecipano alle attività belliche. Poi è toccato all’Italia durante il dibattito parlamentare sull’invio di armi ai curdi, con il celebre “stupreremo le vostre donne”, ed adesso alla Francia. Difficile dire quale possa essere l’effetto di questa strategia, certo è che cittadini italiani e francesi sono già presenti in Medio Oriente e potrebbero essere inviati negli stati di appartenenza per organizzare attentati. I servizi segreti starebbero già procedendo alla identificazione dei medesimi, per impedirne un libero rientro e una libera circolazione negli stati di origine.

LA DECAPITAZIONE DI PETER KASSIG

Intanto gli inquirenti francesi avrebbero già identificato i due cittadini francesi che appaiono nel video della decapitazione di Peter Kassig: Michel Dos Santos e Maxime Huachard, entrambi convertitisi all’islam pochi anni prima della partenza.

Vincenzo Laudani