Il tema più caldo del momento, in ambito di Club calcistici, è indubbiamente la successione di Mancini a Mazzarri sulla panchina dell’Inter.

Se n’è parlato parecchio. Squadra demotivata che necessita di un condottiero; bisogna capovolgere le facce tristi in sorrisi e urgono innesti che permettano all’Inter di lottare per l’Europa che conta, come desidera il presidente Thoir. Non a caso il magnate di Singapore, andando incontro alle esigenze di “pancia” della tifoseria, ha scelto come primo allenatore (da quando è solo alla guida) il bramato Mancio.

IL MATERIALE A DISPOSIZIONE – Ad ogni modo, è l’intera società ad aver bisogno di qualche scossone. Mancini può darlo cambiando tattica e approccio, per risollevare il morale degli scontenti. A dire il vero l’ex tecnico del Galatasaray sa che la rosa è costruita sulle esigenze e sui dogmi del suo predecessore, indipendentemente da quanto questo trovasse realmente applicazione in campo: difesa a tre; esterni capaci di fare tutta la fascia e, soprattutto, una formazione che sappia lottare, correre e coprire il campo.

LA DIFESA – Probabile che si ritorni al rombo (leggasi 4-3-1-2) che caratterizzò la prima Inter di Mancini. La difesa a 4 dovrebbe riportare Vidic a prestazioni degne del suo nome e dei tempi di Manchester, al suo fianco Ranocchia e Juan Jesus si alterneranno e dovranno avere un buon rendimento da subito. I terzini potrebbero adattarsi facilmente al nuovo schieramento considerando l’assenza di un altro uomo di ruolo sul binario e la libertà offensiva che ne deriva. Inoltre il loro lavoro sarà fondamentale in appoggio alla costruzione della manovra, la quale, altrimenti, rischia di ingolfarsi nella folta schiera di centrocampisti centrali. Certezze minori sulla tenuta difensiva dei vari Nagatomo, Jonathan, Dodò e D’Ambrosio: ci sarà da lavorare anche qui.

CENTROCAMPO PUNTO DI SVOLTA – In mezzo al campo si presenta un occasione di rivalsa per Guarìn, finito da tempo fuori dai radar di Mazzarri e ormai ridotto a spettatore pagato. Un suo recupero a pieno regime potrebbe cambiare le sorti del Club. Il reparto di centrocampo, in ogni caso, è ben coperto. Il mediano di raccordo con la difesa potrebbe continuare ad essere Medel, ma non è escluso che abbia un minutaggio più elevato il francese M’Vila. Quest’ultimo, infatti, ha una propensione maggiore al palleggio e nell’impostazione, per questo motivo potrebbe sfruttare al meglio il 4-3-1-2 e la libertà che conferisce ad inizio azione.

Una menzione a parte meritano altri centrocampisti: Hernanes è chiamato, una volta per tutte, a rendere al meglio se vuole dimostrare realmente le sue immense qualità. Kovacic, dal canto suo, deve trovare la giusta continuità nel dare sfogo alla manovra offensiva. Schierato come vertice alto del rombo, svincolato dal lavoro fisico che gli impedisce di sfoggiare il talento di cui dispone, può avvenire l’attesa consacrazione.

Difficile, però, pensare ad un utilizzo contemporaneo e costante di Guarìn, Hernanes e Kovacic. Almeno in una prima fase è probabile che Mancini adoperi un mediano in più, magari scegliendo tra Kuzmanovic e Obi per garantire la giusta copertura alla squadra.

ATTACCO SCARNO – In avanti sarà importante il lavoro fisico dei vari Palacio, Icardi e, in alternativa, Osvaldo, ma sono pochi. Le punte, verosimilmente saranno chiamate a svariare su tutto il fronte offensivo per sopperire alla mancanza di esterni di ruolo che possano dare respiro alla manovra: in questo senso rischiano di andare in affanno con tutti gli impegni che si prospettano.

Non bisogna dimenticare che l’Inter è giocherà anche in Europa League e gli sforzi infrasettimanali vanno gestiti al meglio sfruttando la rosa nella sua totalità. Sicuramente uno come Mancini, poi, premerà per avere rinforzi a gennaio che possano aumentare il livello tecnico della squadra, oltre che rianimare la piazza. Ma il materiale umano su cui farà affidamento, in buona sostanza, è già lì ad aspettare lui.

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Alessandro Cappelli