Podemos e Syriza sono i nuovi partiti della sinistra europea, partiti che in poco tempo sono riusciti ad imporsi sulla scena politica mondiale, che hanno attirato consensi e messo in guardia i partiti veterani.

Pablo Iglesias e Alexis Tsipras ne sono attualmente i leader: Spagna e Grecia seguono un destino comune, una politica anti-austerità che possa risollevare le sorti dei propri Paesi.

Podemos in soli dieci mesi si è imposto come il principale partito spagnolo, raccogliendo il 27% dei consensi, e Iglesias, giovane uomo di 36 anni, ha raccontato in una breve intervista rilasciata a Repubblica un possibile scenario politico, da realizzare nel caso in cui il suo partito dovesse salire al governo.

“In Spagna viviamo una situazione eccezionale, con la crisi economica che è diventata crisi politica e di sistema. Noi in qualche modo rappresentiamo una soluzione al problema. Se dovessimo vincere le elezioni usciremo dalla NATO. Se vogliamo recuperare la sovranità, compresa quella militare, tocca dire no ai soldati stranieri sul nostro suolo” ha detto, lasciandosi andare anche a dei commenti su alcune analogie con il M5S italiano, guidato da Beppe Grillo.

“Io sono un uomo di sinistra. Però già Bobbio rifletteva sulla difficoltà dell’utilizzo di queste parole. Noi proponiamo un governo di emergenza che ridia centralità a questioni molto semplici: la scuola, la salute, la casa per tutti. Con i 5 Stelle abbiamo delle affinità, a Bruxelles facciamo delle cose assieme, ma no, non siamo il M5S iberico”.

Nell’intervista si è parlato anche della visione di Podemos sulla moneta unica europea, che negli ultimi anni ha visto nascere parecchi movimenti ad essa avversi, ma Iglesias è stato molto cauto al riguardo, non ponendo il suo partito tra le fila degli anti-euro.

“Non è possibile uscire dell’euro adesso. Per cambiare la situazione attuale serve ripartire da Maastricht; allora si fecero numerosi errori che hanno portato a questa Europa delle disuguaglianze, dove ci ritroviamo coloni di Berlino senza diritti sociali. Se in Grecia vincerà Tsipras, possiamo iniziare a costruire un’alleanza del Meridione per fermare l’austerity”.

E proprio Alexis Tsipras, in Grecia, vede la sua Syriza confermarsi come il primo partito. Nonostante fino a qualche settimana fa contasse su un consenso pari al 25,7%, un calo fisiologico riscontrato nei giorni scorsi l’ha portata ad un 24,5%, mettendo ugualmente i radicali in cima, davanti al partito liberal-conservatore Nuova Democrazia, che conta invece un 19,9% di voti.

Ecco come da partito di minoranza qual’era, la Syriza, negli anni della grave crisi economica che ha investito la Grecia, è riuscita a scavalcare i maggiori partiti e adesso è lo stesso Tsipras ad invocare elezioni anticipate, che potrebbero portare i radicali al governo.

Tuttavia, Samaras, l’attuale premier greco e leader di un governo di larghe intese con i socialisti del Pasok, respinge con forza questa possibilità: “chi parla di elezioni oggi o non capisce di politica oppure pensa al proprio interesse e non a quello della Grecia: se sarà data a Tsipras la possibilità di governare – cosa che non accadrà – nelle banche greche non rimarrà un euro”.

Maria Stella Rossi