Il fatto

“Se la traiettoria attuale della politica monetaria non dovesse rivelarsi sufficientemente efficace a raggiungere questo obiettivo o dovessero materializzarsi ulteriori rischi sull’inflazione, aumenteremo la pressione e l’acquisto di titoli”, queste le perentorie e storiche dichiarazioni di Mario Draghi all’apertura del Congresso europeo dei banchieri. Sono parole forti ed aprono la strada al quantitative easing, ossia l’acquisto di titoli di stato da parte della bce (già attuato da Fed e Banca centrale Nipponica), in virtù della bassa inflazione che l’Eurozona ha registrato nell’ultimo trimestre (+0,4%), che è più incoraggiante dello 0,3% di settembre ma non allontana definitivamente un rischio deflazione (vedi qui). Le dichiarazioni odierne del Presidente della Banca centrale europea arrivano dopo quelle di ieri al Parlamento UE “La politica monetaria può essere una leva importante ma occorre un piano di investimenti europeo”, richiamando i 1.000 miliardi di investimenti possibili della Banca Centrale e i 300 che Katainen deve scegliere come impiegare nelle politiche economiche continentali. A queste dichiarazioni molto forti, oggi si è aggiunto l’acquisto di Asset-backed-securities, ossia di titoli garantiti da mutui a medio-lungo termine (per acquisto auto e immobili) e utilizzo carte di credito che consentono agli istituti bancari un rimborso immediato di un prestito concesso, così da poter aprire linee di credito ad imprese e famiglie. Molti temono l’acquisto di titoli cartolarizzati perché in USA è stato il meccanismo scellerato che ha generato la crisi nella quale ci troviamo (clicca qui per saperne di più), ma sembra una mossa necessaria ed utile se gestita in maniera corretta.

C’è anche da rilevare che l’ex Governatore della Banca d’Italia è uno dei pochi economisti, se non l’unico, ad insistere sull’idea che servano investimenti per rilanciare l’economia assieme alle iniezioni di liquidità perché queste due operazioni, se messe in campo assieme, possono generare lo shock economico di cui l’Europa ha bisogno. Infatti i dati dell’indice PMI (purchasing managers index = indice dei direttori agli acquisti) europeo sono davvero preoccupanti e ci dicono di un 50,4 per il manifatturiero (appena sopra il limite di 50 che indica contrazione di acquisti) e di un 51,3 per il manifatturiero, a dispetto del 52,3 rilevato a luglio scorso e che era atteso anche per quest’ultima rilevazione. Draghi ha dichiarato anche “Sono necessarie riforme del lavoro in molti Paesi europei”, riferendosi ad Italia e non solo.

Le reazioni

Dopo le parole di Draghi di ieri al Parlamento europeo il tasso di cambio euro-dollaro a 1,243 è immediatamente calato, risollevando le sorti degli esportatori dell’Unione, come Italia e Germania, che rischiavano un calo dopo che il cambio era giunto alla “soglia psicologica” di 1,25 e rischiava di salire ulteriormente.

Le scelte del banchiere italiano sono viste di cattivo occhio dall’establishment bancario tedesco e molti sostengono maliziosamente che questo sia dovuto ai tassi medi che gli istituti di credito teutonici devono garantire agli innumerevoli fondi pensione indicizzati ai valori di borsa. Questo li costringerebbe ad investire in titoli di Stato con tasso medio ed un basso rischio di insolvenza, come quelli europei per intenderci. Ma questa spiegazione non è sufficiente in quanto anche il Primo Ministro lussemburghese appoggia l’opposizione dei rappresentanti Bundesbank alla bce e, nel frattempo, la cancelliera Merkel non rilascia interviste in merito sia perché il fronte populista ed anti-euro del suo partito è in forte rialzo nei sondaggi sia perché crede nell’indipendenza della banca centrale. SuperMario, come lo definiscono oramai tutti, è riuscito a distruggere anche il mito della faida nord vs sud d’Europa in quanto è appoggiato anche dal Governatore della Banca di Helsinki Erkki Liikanen, essendo entrambi più che mai decisi a rialzare l’inflazione europea.

Paradossalmente il Paese con l’indice inflattivo più alto del Vecchio Continente è proprio la Germania e ne sta ampiamente beneficiando il suo mercato interno, nonostante non cresca più come prima, avendo un indice PMI composito al minimo storico dal 2013 (51,6), ed è la nazione che più teme l’inflazione dopo il trauma della Repubblica di Weimar del secolo scorso.

Dopo le dichiarazioni di Draghi l’asta dei Btp decennali ha registrato tassi di interesse al minimo storico (2,23%), facendo annullare al Tesoro le aste di Btp e Ctz del 11 e 25 dicembre “in considerazione dell’ampia disponibilità di cassa e delle ridotte esigenze di finanziamento”.

Ferdinando Paciolla