LA SENTENZA SUL CASO ETERNIT

Due ore sole sono state sufficienti alla corte di Cassazione per decidere il caso Eternit: reato prescritto, l’imputato non può essere giudicato per il fatto commesso. Si chiude così una delle vicende più tristi della storia dell’imprenditoria italiana, con proteste dei parenti delle vittime e sollievo per l’imputato, condannato in secondo grado a diciotto anni di reclusione. La Suprema Corte fa però sapere che il reato prescritto è il solo disastro ambientale: la decisione non chiude dunque la vicenda, ma anzi va aperta la possibilità per la cura di incriminare i responsabili, sospetti ma non ancora giudicati colpevoli, di più di 200 morti che sarebbero connesse al caso.

LE REAZIONI IN PARLAMENTO

Il caso finisce in Parlamento, con il capogruppo del PD Luigi Zanda che afferma di non condividere la decisione della corte di Cassazione, ma non espone i profili giuridici dai quali deriverebbe la sua convinzione di errori interpretativi delle toghe, appellandosi solo a criteri sostanziali quali l’equità e la vergogna del fatto commesso. Donato Bruno attacca il Partito Democratico, accusandolo di aver usato una strana morale, attaccando l’allora PDL per conflitto di interessi quando tale partito tentò la revisione deglo articoli del codice penale in materia.

SCONTRO RENZI-CAMUSSO

Lo scontro tra governo e sindacato CGIL esula dalla materia giuslavoristica ed investe persino il diritto penale. Renzi annuncia di aver pronta una legge da portare in Parlamento, ed il segretario confederale attacca, ritenendo che sarebbe stato più adeguato lo strumento più volte adoperato dal Governo: il decreto legge, per evitare ulteriori danni alla dignità del Paese.

CRITICHE DELL’ANM

Anche l’Associazione Nazionale Magistrati condanna non la sentenza Eternit, ma l’attuale sistema di prescrizione che consente, anche per reati gravi, l’impossibilità di perseguire crimini gravosi che scuotono le coscienze collettive. Si sottolinea inoltre come la medesima associazione sia già da tempo impegnata a contestare la legge ex-Cirielli, che è stata applicata nel caso in esame.

UNIONE CAMERE PENALI

Una sola voce sembra rompere l’idillio di una voce nazionale che invoca equità. L’Unione delle camere penali ricorda infatti che compito del legislatore non è quello di soddisfare desideri di vendetta popolari, ma di cercare l’esatta via dell’equità. In assenza di un testo di legge sorge un dubbio: forse che la unione intenda affermare di temere una nuova riforma ad personam, data la compagine di governo?

Vincenzo Laudani