Presso la caffetteria MONIDEE a Napoli si è svolto il terzo convegno “Caffè Philo” dal tema “le mutazioni dell’uomo e della macchina” a cura dell’organizzazione generale di Rita Felerico. Il dibattito si è incentrato sulla figura di Charlie Chaplin, promuovendo la visione del suo celebre film “Tempi Moderni”, che racconta il paradosso instauratosi attraverso la forza lavoro generata dall’uomo in continua corsa verso la robotizzazione dell’industria. Durante l’evento Marco Aspride, attore di Teatro Dissolto, ha letto alcuni brani tratti dal libro di Luis Buñuel “Dei miei sospiri estremi” e dal film di Chaplin “Il grande dittatore”.

Libero Pensiero vi offre un’intervista esclusiva della conduttrice del convegno Anna Pasqualina Forgione, critica cinematografica, membra dell’Asociación Española de Historiadores del Cine nonché giornalista per Quaderni del CSCI di Barcellona e insegnante di spagnolo:

A seguito della visione di un grande classico del cinema mondiale, come vede essere mutata l’espressione cinematografica ad oggi?

È un film che rappresenta il cinema muto, quello che abbiamo voluto ricordare. Quindi l’espressione del cinema è sicuramente cambiata in molteplici sfaccettature ed oggi quest’arte si avvale delle tecniche digitali; le nuove frontiere della tecnologia sperimentano in continuazione. Certo è che il discorso di fondo resta quella sottile tematica rielaborata proprio dal film “Tempi Moderni”: queste tecniche digitali producono un ottimo risultato, ma bisogna ricordare che la mano e l’occhio del cinema appartengono sempre al regista, quindi all’uomo. Non vi è arte senza colui che sa guidarla.

Chaplin fu  enormemente discusso per l’ambizione con cui riuscì a produrre dei film di notevole spessore idealistico e politico, nonostante utilizzasse la metafora dell’ironia:

Quelli di Chaplin sono film che fanno sorridere per la caratteristica del paradosso instaurato dal suo personaggio. Ricordo con affetto un docente universitario dell’Orientale, il quale ci mostrò i film di Chaplin mettendoci in relazione col simbolismo tragicomico che gli apparteneva, anche solo quando si mostrava con quei baffetti alla Hitler. Però fondamentalmente i suoi film sono drammi che lasciano un amaro dentro, per questo l’ironia non è da confondere con la commedia. Ricordo che quando ebbi l’onore di conoscere uno dei tanti nipoti di Chaplin, egli mi disse: mio nonno ebbe la grande arte di saper conciliare la metafora dell’ironia dosata con la commozione. Ed io non posso che essere pienamente d’accordo.

Lei crede che il cinema possa essere ancora uno strumento di propaganda politica come lo è stato durante i totalitarismi, in relazione ai fenomeni televisivi odierni che producono contro-cultura?

Il cinema è stato mezzo di propaganda per creare delle coesioni intorno ai regimi, per fissare dei contenuti sociali. Il Franchismo si armava di cinema e censura per creare il consenso delle idee fra il pubblico. Poi bisogna distinguere il cinema dalle tv: fino a pochi anni fa vi esisteva la pericolosità dei reality show avvertita dal pubblico, ma questo pubblico se volesse potrebbe smascherare il soggiogamento della contro-cultura. Matteo Garrone, famoso regista, nel suo ultimo film “Reality” ha evidenziato e riflettuto con ironia grottesca del pubblico, e della possibilità di fare del cinema un arma di riflessione.

10806988_610428409062059_547430642_nQual è la caratteristica che da critica e storica del cinema più ammira?

Il cinema è considerato l’arte giovane dal XX secolo. E compete con le arti antiche come la filosofia. Chi ama il cinema deve confrontarlo con queste discipline. Poi esiste l’ironia, che fa da tramite agli apporti riflessivi tipici della filosofia attraverso i movimenti del corpo. Gian Battista Vico diceva che l’ironia è la figura retorica più vicina alla filosofia perché utilizza la genialità dell’avvicinare aspetti comuni ad immagini astratte. Esiste l’universalità capace di traghettare i contenuti del cinema direttamente alla filosofia. Poi con Charlie Chaplin il cinema ha espresso la felicità filosofica. Se prima si riteneva che il cinema fosse solo proiezione d’immagini, con Chaplin diventa pensiero e riflessione sul mondo.  Sta qui tutta la bellezza del cinema.

In merito al film Tempi Moderni di Charlie Chaplin vuole offrirci una considerazione?

È il film dove Chaplin affronta i problemi del macchinismo, industrializzazione, totalitarismo, presa in sopravvento robotica dei gesti dell’uomo. Tutti questi problemi stanno alla base dell’attualità confrontandosi col passato e paragonandosi col futuro, ma sono problemi che non verranno mai risolti. Nel film si sente solo la voce che comanda nella fabbrica, una voce che proviene dallo schermo, dalla radio. Questo sottolinea il tema dei problemi nelle relazioni umane costantemente trasformate a causa della macchina.

Qual è il fine ultimo di questo spettacolo proiettandolo oggi?

Siamo di fronte ad una società del consumo che non da tregua: significativa la scena di Charlie Chaplin che durante l’orario di lavoro manuale viene sottoposto come cavia all’ingegnerizzazione di uno strumento che lo nutra di cibo senza che lui possa muoversi, per non perdere tempo lavorativo! Chaplin è ancora moderno, si riadatta nella nostra società. A volte mi chiedo cosa sarebbe stato capace di fare se fosse vissuto in questi giorni nostri, che sono sempre tempi moderni.

Ringraziamo Anna Forgione e Rita Felerico per l’invito e la cordialità espressaci durante la serata.

Alessandra Mincone