Il canone Rai pare sarà presto accorpato alla bolletta elettrica dell’abitazione, la bolletta “della luce”, come  annunciato ieri da Enrico Morando, viceministro dell’economia. La novità verrà proposta nelle prossime settimane con un emendamento alla legge di Stabilità, con l’obiettivo dichiarato di incassare 300 milioni in più, facendo forza sulla presunta impossibilità di evasione della nuova tassa. Il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli spiega infatti come il nuovo canone verrebbe “pagato meno, ma da tutti, secondo i principi dell’equità e della lotta all’evasione“.

In effetti il canone Rai costituisce da sempre una delle tasse più odiate dagli italiani, con percentuali di evasione stimata a non meno del 27%. Ciò non sorprende se si considera l’importo effettivo al quale è arrivato, ovvero 113,5 euro. Il nuovo piano esattoriale dovrebbe abbassare e di molto tale cifra, si parla infatti di spese tra i 60 e gli 80 euro per i redditi medio-alti e di esenzione totale o parziale per quelli più bassi per l’individuazione dei quali farà testo l’indicatore Isee. Ma la nuova tassazione non è di certo tutte rose e fiori. Il nuovo canone RAI si trascina dietro problematiche e ambiguità non di poco conto. Già in Aprile se ne era ampiamente dibattuto, e il risultato della discussione era stato un alt da parte di Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia, che aveva bollato l’ipotesi come “impropria” poichè “nella bolletta c’è già una voce di esazione che riguarda gli oneri generali di sistema, ma l’imposta dovuta da chi possiede un apparecchio che riceve il segnale della tv pubblica non può essere qualificata come di interesse per il consumatore elettrico”. C’è infatti da constatare che il presupposto dell’imposta, così come pianificata in questi giorni, cambia radicalmente: in futuro per dover pagare basterà essere forniti di una qualsiasi apparecchiatura elettronica che possa ricevere segnali radio e tv, quindi anche computer, tablet e smartphone, mentre la tassa attuale non lo prevede confinando i requisiti per la tassazione al solo possesso di un apparecchio radiotelevisivo.

Non sono entusiaste neppure le società elettriche, che si dovrebbero caricare i costi relativi all’attività di riscossione, ora responsabilità dell’Agenzia delle Entrate. C’è poi il problema degli affitti: in tali situazioni, infatti, la bolletta è intestata al proprietario e non all’inquilino. Ma l’ultima, e di gran lunga più ombrosa constatazione critica riguarda l’effettiva distribuzione degli sperati 300 milioni da incassare in più rispetto agli anni passati. Morando infatti spiega chiaramente che saranno ripartiti tra Rai e emittenti private che, secondo il viceministro, versano in una “crisi drammatica“. Il Cda Rai proprio ieri ha approvato a maggioranza (6 a 2) di procedere con un ricorso al Tar per denunciare l’illegittimità del prelievo occorso nei giorni scorsi di 150 milioni da parte del governo, operato direttamente sui fondi provenienti dal pagamento degli abbonamenti. La giustificazione più ricorrente di tale ricorso, proferita soprattutto dai membri del sindacato dei giornalisti Rai, è che la Corte Costituzionale qualifica il canone come un’ “imposta di scopo dedicata al finanziamento del servizio pubblico“.

Sulla questione si è espresso anche Carlo Rienzi, fondatore del Codacons (l’associazione di difesa dei consumatori), che ha parlato di “barbarie nei confronti degli utenti” e di come “il governo dovrebbe concentrare la propria attenzione su alberghi, sedi di partito, circoli e istituti religiosi, perchè è in questa platea che è riscontrata un’elevatissima evasione“.

Valerio Santori

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Nasce a Roma il 9/5/1995 e tutt’oggi vive beatamente. Laurea in comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma. Ora Marketing. Fedele a Pasolini, Stanis La Rochelle e pochi altri.

Per contattarlo: valerio.santori@virgilio.it