La spaccatura all’interno del PD non sembra volersi rimarginare. A dare l’ennesimo colpo è uno dei, ormai, dissidenti storici: Gianni Cuperlo. A Milano, durante l’assemblea costitutiva dell’associazione Sinistradem, l’ex presidente del PD ha affermato di non votare a favore del Jobs Act.

“Ieri sono intervenuto nella sede che ritengo più adatta, il gruppo parlamentare del mio partito, e ho detto che gli aspetti positivi ci sono ma ci sono anche aspetti critici sui quali il dissenso” ha detto Cuperlo, affermando che “la differenza di giudizio è profonda, ha a che fare con delle convinzioni che riguardano l’idea che almeno io ho del mercato del lavoro e dei diritti e della dignità della persona che lavora dentro quel mercato. Per queste ragioni questo provvedimento, in questo momento, non si può condividere e quindi votare”.

Inoltre l’ex presidente del PD ha tenuto a precisare che “mi sono appellato anche alla libertà di coscienza su alcuni emendamenti se si discuteranno in aula o al voto finale sul provvedimento”, non lasciandosi comunque scappare l’occasione di stemperare la situazione con una battuta. “Potrei cavarmela dicendo che devo portare allo zoo i figli di Fassina, però credo che questa non sarebbe una soluzione particolarmente credibile”.

Anche Stefano Fassina ha voluto ribadire la propria opinione in merito, lanciando l’ennesima stoccata al PD guidato da Renzi: “Questo PD mi preoccupa perché è sempre più in linea con gli interessi più forti e meno vicino agli interessi e alle domande delle persone che cercano lavoro e che sono precarie”, aggiungendo, poi “la soluzione trovata non è soddisfacente. Rimane un intervento che fa arretrare le condizioni del lavoro, e la parte che dovrebbe contrastare la precarietà è puramente virtuale e senza risorse. Presentare emendamenti, dati i numeri in aula alla Camera, non avrebbe avuto senso. Sarebbe stato solo un modo per ritardare. Esprimeremo la nostra valutazione negativa nel voto che si farà sul provvedimento”.

In conclusione del suo intervento, Fassina ha voluto riferirsi direttamente all’operato del premier Matteo Renzi. “Il tentativo di Renzi è un’innovazione regressiva. Ѐ evidente che il cambiamento è necessario, ma dev’essere un cambiamento progressivo. Invece l’innovazione proposta da Renzi è solo un’illusione: l’illusione che svalutando il lavoro si possa generare crescita e ripresa”.

Maria Stella Rossi