Maria Baratto muore suicida il 21 maggio 2014.

Il suo cadavere viene ritrovato dopo quattro giorni nella sua piccola casa ad Acerra. Maria Baratto non è una cassintegrata come tutti gli altri. Appartiene ad una piccola sottocategoria semisconosciuta. Quella di cui fanno parte 316 lavoratori relegati a Nola, in un reparto di confino, slegato dal cuore della produzione dello stabilimento FIAT di Pomigliano D’Arco. Insieme a lei, come lei, tutti quelli che non reggono (per “ridotte capacità lavorative”) o che non vogliono più sopportare (per militanza sindacale) i ritmi imposti dal capitalismo imperante. Dopo la morte dell’operaia, 5 lavoratori vengono licenziati. Avevano protestato contro la dirigenza aziendale pomiglianese.

10811625_672027252918739_298429384_nReparti di confino. Proprio come negli anni ’50, quando la FIAT di Vittorio Valletta, (nello stabilimento di OSR, di Corso Peschiera a Torino)  vi destinò 130 operai per motivi politici e sindacali (si trattava, per la maggior parte, di comunisti e socialisti).
Gli operai considerati, nel gergo aziendale, “facinorosi”, “ingovernabili”, vengono portati lì. Grandi palazzine ristrutturate, in un deserto d’angoscia improduttiva, di nausea, di malessere che ha condotto al suicidio tre persone negli ultimi anni. Ai confinati è chiesto proprio questo: non fare nulla. Estraniati dal mondo della fabbrica, diventano l’emblema umano dell’alienazione. Estraniati da sé stessi, non hanno altra scelta che fermare quel grigio scorrere del tempo che li attanaglia, li intrappola, li soffoca nella morsa della noia, nella morsa dell’ansia di passare dal confinamento al licenziamento. Il passo è breve. E’ accaduto a Mimmo Mignano, operaio specializzato, iscritto ai COBAS, trasferito a Nola, licenziato tre volte senza giusta causa. Tutte e tre le volte il tribunale del lavoro ha costretto l’azienda a reintegrarlo.

E adesso? Pensate ancora che le cose non siano più “quelle d’una volta?” Che la classe operaia disponga ormai di tutti i diritti di cui necessita?  Che i problemi siano altri? La storia di Maria Baratto è solo l’emblema di quanto non sia così.
Certo, le cifre si sono ridotte. Però il problema sussiste. “Reparti di confino” sembra una brutta espressione di tempi remoti, resa ancor più triste dalla patina del tempo. Eppure ho dovuto impiegarla in un articolo scritto il 21 Novembre 2014. E non per dire che non esistono più.

Sundra Sorrentino