“Il modo per creare posti di lavoro non sono le proteste e i fumogeni! Il lavoro non si crea a parole! Le fabbriche non vanno occupate ma riaperte!”. Matteo Renzi, impegnato a Cosenza per il comizio di campagna elettorale con il candidato governatore calabrese Oliverio, non si lascia sfuggire l’occasione per replicare alle parole pronunciate da Landini a Napoli, durante il corteo che ha invaso il centro della città: “Renzi non ha il consenso degli onesti”. Il segretario della FIOM si è poi scusato, chiedendo, però, di evitare strumentalizzazioni.

Intanto, con un Paese in tumulto con le manifestazioni di operai, precari e centri sociali la dichiarazione di Landini non poteva passare inosservata per il premier, che anche a Cosenza è stato accolto, come a Bologna, con contestazioni, le quali hanno costretto il comitato a spostare il comizio di campagna elettorale in un auditorium al chiuso, presidiato da blindati e agenti in assetto antisommossa. “Noi scegliamo i nostri candidati con le primarie, non abbiamo paura della democrazia”, afferma Renzi sul palco. E sulla Calabria, dopo essersi definito “marziano” in quelle terre, dichiara: “Tutti sappiamo che il sud ha subito le conseguenze di un processo di unificazione che ha mortificato terre e popolazioni” – e ancora – “Siete la terra della Magna Grecia, un po’ troppo avvinta del magna magna di chi vi ha preceduto”.

Infine, proprio stamattina il Presidente del Consiglio ha inviato una lettera a Repubblica chiarendo la propria idea di sinistra riguardo alla riforma del lavoro. E non manca l’accusa ai sindacati, sull’onda di quanto accaduto nella giornata di ieri, scrivendo: “So che Repubblica non vuole farci un esame del sangue, come invece pretenderebbe qualcuno anche dalle parti del sindacato”– e continua- “Sono pronto sempre al confronto, da mesi giro l’Italia in lungo e largo, visitando aziende, stringendo le mani di chi lavora, parlando del futuro del paese in una competizione sempre più dura nel mondo. Non siamo noi, non è il governo, non è il Partito democratico a cercare lo scontro. Siamo noi, però, a porre il tema di un mondo che cambia”.  In conclusione afferma: “Per noi la sinistra è storia e valori, certo, è Berlinguer e Mandela, Dossetti e Langer, La Pira e Kennedy, Calamandrei e Gandhi. Ma è soprattutto un futuro su cui lavorare insieme per risolvere i problemi delle persone, per dare orizzonte e dignità, per sentirsi parte e avere orgoglio di essere non solo di sinistra, ma italiani”.

Andrea Palumbo