Il ministro tedesco Wolfgang Schaeuble ha parlato ieri mattina al congresso europeo dei banchieri, affermando la necessità di profonde rivisitazione delle regole europee al fine di difendere la moneta unica e la cosiddetta Eurozona. Per il ministro delle finanze del governo Merkel, spesso accusato di eccessiva rigidità nella difesa del rigore e dell’austerità tedesca come modello da esportare, sarebbe infatti necessario un cambiamento della governance economica in senso rafforzativo per l’unione o, per lo meno, per i diciotto paesi che attualmente adottano la moneta unica.

Insomma il ministro dell’austerità per eccellenza rilancia di fronte ai banchieri europei, ai quali ha parlato anche il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, il suo lato più europeista esprimendo ciò che già nel 2012 fu sottoscritto dai rappresentanti delle principali istituzioni europee ma mai attuato: una maggiore integrazione dell’Eurozona, per il tedesco, avverrebbe tramite la creazione di una più ampia gamma di autonomia politica di questa rispetto ai singoli ministri dell’economia nazionali. L’idea di Schaeuble è quella di creare un Ministero delle Finanze europeo che funga da pilastro politico alla moneta unica, con conseguente bilancio autonomo per la comunità monetaria, che possa rafforzare la moneta unica fino ad oggi troppo esposta ad attacchi speculativi contro suoi punti deboli.

Questa proposte dovranno per forza di cose passare da nuovi trattati e nuove regole che dispongano una cessione di sovranità fortemente remunerativa per tutti i paesi membri che affrontano, seppur con pesi differenti, la crisi economica. Questa cessione di sovranità, al quale i tedeschi sono storicamente votati ben più di altri governi, non dovrà comunque mettere in discussione la linea politico-economica dei governi nazionali, ossia sempre e comunque l’austerità e l’equilibrio di bilancio, senza scivolare nell’emissione di nuovo debito.

Le parole del ministro spingono dunque in direzione opposta a chi, ormai in ogni paese membro, attacca la moneta unica e respinge l’idea di qualsiasi cessione di sovranità. Tuttavia c’è l’ammissione che qualcosa vada cambiato: l’idea di una sovranità sempre più europea – e sempre meno in capo ai governi nazionali – deve essere sposata se e solo se accompagnata da un processo di legittimazione politica e democratica delle istituzioni che detengono l’indirizzo politico ed economico dell’Unione. Al successore di Von Rampuy alla presidenza del Consiglio Europeo – il polacco Donald Tusk – spetta il compito di rilanciare il documento dal titolo evocativo “Towards a genuine economic and monetary union”, attualmente rimasto lettera morta.

Roberto Davide Saba