L’Italia ci sperava, la Francia anche e alle fine i loro sforzi sono stati ripagati: l’accordo sul piano da 300 miliardi di euro, atto a rilanciare la crescita nei Paesi più colpiti dalla crisi e dalle politiche d’austerità, è stato finalmente raggiunto.

A finanziare la manovra sarà un nuovo Fondo europeo per gli Investimenti, il quale verrà presentato mercoledì dal presidente della Commissione UE, Jean Claude Juncker, in Parlamento a Strasburgo.

La novità di questo fondo sta nel fatto che la maggior parte dei finanziamenti arriveranno direttamente dai Paesi dell’area UE. Così facendo gli Stati non solo contribuiranno ad accrescere questo nuovo salvadanaio europeo, ma al tempo stesso il loro deficit verrà scomputato, in modo tale da poter rientrare tranquillamente nei parametri del 3% imposti dall’Europa.

Ecco quindi che il futuro dell’economia e degli investimenti europei parte dall’ambiziosa cifra di 300 miliardi di euro, ma quali sono le modalità con cui gli Stati potranno accedere a questi soldi?

Ovviamente la certezza di poter usufruire del fondo non c’è, ogni Paese interessato dovrà creare un piano con sopra incisi diversi punti, che saranno poi giudicati dall’Europa stessa. Gli Stati che avranno presentato i progetti più interessanti ed ambiziosi, potranno poi ricevere i finanziamenti necessari per realizzarli. Questo vale anche per l’Italia e la Francia, i Paesi che più di tutti si sono battuti per lo scongelamento dei 300 miliardi di euro.

Eppure questa clausola rivoluzionaria non sembra affatto aver spaventato Renzi, il quale aveva basato buona parte del semestre europeo proprio su tale questione. Inoltre l’Italia non solo sta cominciando a presentare a Bruxelles i propri progetti – si stima, infatti, che sia stato l’unico Paese a presentare il maggior numero di idee, per finanziamenti pari ad 87 miliardi di euro -, ma può tirare un ulteriore sospiro di sollievo: Juncker ha difatti rinviato a marzo la valutazione sui conti italiani, francesi e belgi, limitandosi soltanto ad esortare il belpaese in primis ad attuare le riforme necessarie.

In cambio, però, Italia, Francia e Belgio hanno dovuto spedire una missiva a Bruxelles colma degli impegni che gli Stati intendono prendere e mantenere e che starà poi all’Europa valutare. In tutto, per dimostrare che fanno sul serio, hanno quattro mesi di tempo.

Intanto Juncker pare voler allargare i finanziamenti al Fondo europeo per gli Investimenti non solo coinvolgendo gli Stati UE, ma anche i privati. Per invogliare e rassicurare questi ultimi, inoltre, la Commissione ha pensato anche di garantire personalmente per il nuovo salvadanaio europeo.

Maria Stella Rossi