Il premier Matteo Renzi, sentitosi chiamato in causa a più riprese dal quotidiano nazionale La Repubblica decide di rispondere una volta per tutte mettendo nero su bianco i suoi pensieri.“Qual’è la nostra idea di sinistra che rivendico? Ho sempre rivendicato, con fierezza ed orgoglio l’appartenenza del Partito democratico alla sinistra, alla sua storia, le sue culture e le sue radici. Sono tra quelli che hanno favorito e accelerato la fine dell’era del trattino, ho spinto al massimo perchè il Pd, dopo anni e anni di dibattito, fosse collocato in Europa dove è adesso, dentro la famiglia socialista della quale oggi, grazie al risultato delle ultime elezioni, è il primo partito con oltre 11 milioni di voti”.

Le parole sono quelle di una persona che nonostante tutto ha le idee molto chiare. La lunga lettera nasce come risposta all’editoriale Parole sbagliate del direttore Ezio Mauro dove il premier veniva accusato di minimizzare gli atti di protesta dei cittadini in tutta italia : “Svaluta insieme con lo sciopero una storia legata alla conquista e alla difesa di diritti che tutelando i più deboli contribuiscono alla cifra complessiva della democrazia di cui tutti usufriamo” lanciando poi una domanda diretta: “Che idea ha il segretario Pd della sinistra che guida?

Il PD sta dalla parte dei più deboli, spiega il premier , “dalla parte della speranza e dalla fiducia in un futuro che va costruito insieme”. Mette subito in chiaro che “nel PD hanno tutti cittadinanza alla pari”, anche se in questi anni non è sembrato. Le spaccature, le diverse correnti e i giochi hanno alterato gli equilibri. “Quella del PD è una sfida plurale, un progetto condiviso da milioni di persone” continua poi, in riferimento agli scioperi: “Ho un profondo rispetto per il lavoro e per i lavoratori che il sindacato rappresenta, penso, tuttavia, che altrettanto rispetto sia da chiedere anche nei confronti di un governo che sta cambiando il mondo del lavoro per evitare che alibi e tabù tengano fuori dal mercato milioni di lavoratori solo perché non hanno contratto o sono precari”.

Il Jobs Act ? “Non c’è riforma più di sinistra” assicura. Dopodichè ricorda a tutti gli italiani che al tempo, i sindacati non manifestarono mai contro la legge Fornero ma bensì, si stanno opponendo contro l’attuale riforma del lavoro. Conclude poi con dei buoni auspici: “Vorrei che anche il sindacato e più in generale il mondo della sinistra si chiedesse se non ci sia una grande opportunità da cogliere. Per noi la sinistra è storia e valori, ma sopratutto un futuro su cui lavorare insieme per risolvere i problemi delle persone, per dare orizzonte e dignità, per sentirsi parte e avere orgoglio di essere non solo di sinistra, ma italiani. Ci sono due modi per cambiare l’Italia. Farlo noi da sinistra. O farlo fare ai mercati, da fuori.

La lettera ha scatenato subito critiche e risposte dallo stesso mondo del PD e dai sindacati, oramai sul piede di guerra. Dure le repliche della minoranza dem: “Questo Pd – spiega Stefano Fassina in un intervista al Gr1 Rai – mi preoccupa perchè è sempre più in linea con gli interessi dei più forti e meno vicino agli interessi e alle domande delle persone che cercano lavoro e che sono precarie” e conclude: “Il tentativo di Renzi è un’innovazione regressiva. L’innovazione proposta da Renzi è solo un’illusione”. Le critiche arrivano anche dai leader sindacali, sentiti chiamati in causa nella lettera. “Matteo Renzi non ha il consenso delle persone oneste” afferma il leader Fiom Maurizio Landini a Napoli . Dichiarazione subito ritirata e ritrattata: “Non ha il consenso di chi lavora e di chi cerca lavoro e da solo non cambia il Paese” scusandosi poi a più riprese. Il Premier può però ancora contare su chi nel partito è ancora dalla sua parte, il senatore Francesco Verducci replica alle parole di Fassina e di Cuperlo sulla riforma del lavoro: “Non votano il Jobs Act? C’è chi lavora per unire il Pd e chi per dividerlo”.

Giuseppe Ianniello