Ultimi giorni di sciopero per gli operai AST di Terni, i lavoratori rientreranno a prestare la propria attività, in maniera graduale, a partire da mercoledì, giorno in cui si svolgerà un incontro al Ministero dello Sviluppo.

L’astensione collettiva, che ha avuto inizio a fine ottobre, degli operai dell’AST, potrebbe lentamente finire, grazie alla riapertura delle trattative prevista dall’azienda, sotto invito del governo. Così è stato deciso dalle RSU che, intravedendo una svolta nelle trattative, hanno deciso di placare, seppur momentaneamente, le proteste dei lavoratori. Lavoratori che comunque ritorneranno a svolgere regolarmente le proprie mansioni, comunque  “in base all’esito della trattative” con il Ministero dello Sviluppo economico. La piena ripresa della fabbrica si potrà avere a partire dai primi di dicembre, a condizione che diminuiscano sensibilmente i sacrifici richiesti ai dipendenti. L’idea è dunque quella di una rimodulazione dello sciopero, che seppur sottotono, proseguirà; proseguono i presidi alle portinerie, mentre vengono sospesi quelli in Comune.

La distensione dei toni, chiariscono le RSU in un comunicato siglato anche dalle diramazioni territoriali di Fim Fiom Uilm Fismic e Ugl, è “ragionata esclusivamente dalle Organizzazioni sindacali metalmeccaniche insieme alle Rsu come atto di responsabilità rispetto alla ripresa del negoziato”. Un invito alla fine della contesa proviene poi da Stefano Neri, vicepresidente di Confindustria Umbria, per il quale “Lo sciopero sta provocando danni anche alle persone che lavorano nelle ditte esterne. Non è più tempo di guerra di trincea e gli atteggiamenti conflittuali dettati da motivazioni ideologiche non portano da nessuna parte”. Neri ha poi parlato dei progressi fatti dall’AST, al fine di attutire le conseguenze della crisi dell’indotto. A suo modo di vedere, un’apertura da parte dell’AST c’è stata; gli esuberi previsti dal piano industriale sono scesi a 290 contro i 550 inizialmente decisi dalla società controllante, la ThyssenKrupp, il 17 luglio scorso. Dall’azienda restano comunque fuori, come ha spiegato l’AST, i 160 lavoratori che hanno firmato un esodo incentivato, e altri 40 che hanno acconsentito al piano di uscita voltontaria.

La protesta  non ha lasciato indifferente il governo che, per bocca del sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, aveva ieri domandato alle organizzazioni sindacali una tregua, chiedendo proprio una rimodulazione dell’astensione collettiva. Bellanova ha inoltre tentato di fornire rassicurazioni: “Lavoriamo  perché non ci sia nessun licenziamento forzoso, ma solo uscite volontarie nei prossimi 24 mesi con incentivi”. Ad auspicare la fine della vicenda c’è poi il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Quando c’è una trattativa in corso ci sono le possibilità che le cose si risolvano positivamente e mi auguro che il prossimo passaggio sia quello cruciale”. Eppure, di fronte ai tentativi di governo e Confindustria di porre un freno all’ira dei lavoratori, il clima non sembra ancora offrire la sponda ad una piena riappacificazione. Per il segretario generale Landini, il progetto aziendale rimane comunque insoddisfacente e ai microfoni di Tgr Toscana ha dichiarato “non si può fare un accordo a tutti costi, deve essere un accordo che al suo interno ha da un lato una scelta precisa di politiche industriali”, specificando  il proprio “no ai licenziamenti e sì a tutele che riguardino le condizioni di lavoro delle persone”.

Antonio Sciuto