Io davvero non riesco a spiegarmi come Matteo Renzi possa anche lontanamente esultare per il risultato delle elezioni  regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Non è certo colpa di Renzi o del PD l’alto astensionismo, ma per il leader di un sistema governativo democratico è irreale pensare ad una vittoria e ad un elogio della stessa.

Il piccolo sfogo iniziale serve, quanto meno, per capire il clima generale di questo post. Sul web si susseguono ‘analisi’ del voto per le regionali, con chi festeggia per aver “strappato la quarta regione al centrodestra in pochi mesi” e chi esulta perché il suo risultato, a suo parere, “sgonfia” il governo guidato dal fiorentino. La verità, quella banale ma più vera, è che nessuno ha vinto ma tutti sono usciti sconfitti.

In Emilia-Romagna hanno votato meno del 37% degli aventi diritto, un crollo notevole rispetto al 68% delle scorse regionali e al 70% delle trionfali europee. Stesso discorso anche in Calabria, dove ha votato il 44% degli aventi diritto, in linea con il 46% registrato alle europee, ma comunque in netto calo rispetto al 58% rispetto alle precedenti regionali. Il dato principale di queste elezioni, quindi, è, e non può non essere, che il 63% degli elettori in Emilia e il 56% in Calabria non si è recato alle urne per votare. In termini assoluti, rispetto al 2010, sono stati persi oltre 1 milione di voti in Emilia-Romagna e quasi 300mila in Calabria. Perdere 1 milione e 300mila elettori su circa 3,5 milioni significa che 1 elettore su 3, circa, non si è recato alle urne. Perché? Non si fida più della politica? Eppure con Renzi sembrava che l'”amore” per la politica si fosse risvegliato, grazie a quel cambiamento che dice di aver portato. Eppure il PD non dovrebbe nemmeno lontanamente definire vittoria quella in Emilia. In Calabria si può anche esultare, ma in Emilia, da sempre una regione rossa, vincere con il 49% dei consensi, quando nel 2010 si è vinto con il 52% e nel 2005 addirittura con il 62% dei consensi, è quasi una debacle, ormai. In termini assoluti il solo PD ha perso oltre 300mila voti rispetto al 2010 e oltre 560mila rispetto all’Ulivo del 2005. Dati disastrosi per il Partito Democratico. Eppure Renzi esulta. Il Premier esulta alla vittoria di 615mila elettori su 3 milioni e mezzo, il premier esulta che meno del 20% degli elettori governerà incontrastato sul restante 80%, di cui il 63% non si è affatto recato alle urne.

Vero è che la democrazia ha sempre storicamente convissuto con un’affluenza altalenante e non sempre particolarmente alta. Ed ancora vero è anche che il regime italiano, sin dall’era repubblicana, sta vivendo un continuo e lento declino dell’affluenza che, a partire dal 1979 è sempre costantemente calato fino alle elezioni politiche del 2013, in cui ha votato il 72% degli aventi diritto, che non hanno niente a che fare con quelle del 1963, anno in cui l’affluenza raggiunse il dato record del 96.81%. Come ho già detto sopra, nessuno può seriamente pensare che l’astensione sia colpa del PD o di Renzi. Ma quando il partito perde, sia in termini percentuali che in termini assoluti, migliaia di voti e in contemporanea la fiducia nel governo crolla, il tutto dopo i buoni dati di affluenza delle europee, potrebbe significare che forse anche il governo ha le sue colpe. Non si può certo parlare di crisi della democrazia, politologicamente parlando, ma il dato è allarmante: la disaffezione, in Emilia, ha toccato punte che devono obbligatoriamente far scattare il campanello d’allarme nella classe dirigente del più grande partito d’Italia.

C’è chi ipotizza che il tutto sia dovuto allo scandalo dei rimborsi spese, c’è chi ritiene che buona parte dell’elettorato rosso non si sia rivisto né nel PD né nelle alternative a questo. Fatto sta che l’Emilia deve rappresentare una svolta per la politica italiana, al di là delle idee e delle posizioni su questo o quel tema. Bisogna tornare a lavorare tra la gente e per la gente, bisogna eliminare una volta e per tutte gli scandali a tutti i livelli della politica. C’è bisogno che le forze politiche lavorino per il sistema democratico, e non che lo combattano in modo demagogico e dannoso (capito, Beppe?!). Se non si riuscirà a tornare sui binari della buona politica, se non si riuscirà a riavvicinare la gente alla politica, questi dati di affluenza potrebbero diventare strutturali. A questo punto, che senso ha di sovranità popolare?

Francesco Di Matteo

1 COMMENTO

  1. Ma come Renzi non ha vinto? A lui non frega di quelli che non votano, a lui importa vincere le elezioni e governare. Il potere al fine di imprimere la sua firma ed il suo faccione nella storia italiana, considerando che potrebbe governare per altri vent’anni.

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