Manca ancora l’ufficialità per proclamare governatori Stefano Bonaccini e Mario Oliviero, ma i dati ormai sono più che chiari. Il centrosinistra, guidato dal Partito Democratico, vince in Emilia-Romagna e Calabria, strappando la quarta regione al centrodestra. Tuttavia anche nel PD non si festeggia in modo convinto: l’affluenza ha toccato record negativi ed è obbligatoria, ora, una riflessione su quanto sta succedendo in Italia.

Renzi twitta nel cuore della notte la sua gioia, ma con un ovvio riferimento all’affluenza, un dato veramente allarmante. Infatti è l’astensionismo il vero vincitore di questa tornata elettorale. In Emilia-Romagna hanno votato meno del 38%, un crollo repentino rispetto al 68% segnato alle ultime regionali e al 70% registrato per le europee. Meglio in Calabria, dove vota il 44%, comunque in calo rispetto al 58% delle ultime regionali ma in linea con il 46% delle europee. In entrambe le regioni i pronostici vengono largamente rispettati, con il PD che vince, una Lega che vola e Forza Italia e Grillo fortemente in affanno. La Lega in Emilia, infatti, ha addirittura doppiato il partito di Berlusconi, racimolando il 20% dei consensi contro l’8% di cittadini che ha votato Forza Italia. Grillo resta sotto il 15% in Emilia, ma peggio ancora fa Cono Cantelmi che a stento raggiunge il 4% e che non entrerà in consiglio regionale. In Calabria il centrodestra, che si è presentato diviso, ha raccolto il 23% con FI e FdI che appoggiavano Wanda Ferro, e il 9% con Nico D’Ascola appoggiato da NCD e UDC. Nella notte si susseguono le analisi dei leader, soprattutto di Lega e PD, felici del risultato. All’analisi di Renzi risponde Matteo Salvini, secondo cui il crollo dell’affluenza è uno “schiaffo al governo“.

La linea mediatica di Salvini, quindi, si sta rivelando vincente a danno soprattutto di Forza Italia e MoVimento 5 Stelle. Emblematico, infatti, il confronto tra il Carroccio e il MoVimento 5 Stelle, che proprio in Emilia aveva trovato le prime affermazioni. La Lega Nord raggiunge il 19.42% dei consensi, un netto aumento rispetto al 13% del 2010, il 4% su base nazionale delle politiche e del 6% delle europee. Il MoVimento, invece, doppia il consenso raggiunto nel 2010 (13% contro il 7% del 2010) ma valuta un pesante tonfo rispetto al 25% delle politiche e al 21% delle europee (su base nazionale).

Dalla minoranza del Partito Democratico arrivano i primi segnali di preoccupazione per i dati dell’affluenza. Pippo Civati scrive dal suo blog “Da domani forse sarà più chiaro che la governabilità come unica stella – senza rappresentanza – è non solo un problema, ma un vero e proprio pericolo. La sera delle elezioni sapremo chi ha vinto, forse. Ma sapremo anche che avrà perso la democrazia, se andiamo avanti così“.

Francesco Di Matteo