Nel 2012 a Salerno ha preso vita il nuovo museo dello sbarco alleato e Salerno Capitale che comprende oltre 200 reperti venuti alla luce nel corso degli anni nella zona del salernitano, immagini,oggetti e ricordi di quei tragici eventi del 9 Settembre 1943 e dei giorni seguenti e inoltre una mostra dedicata al ruolo che Salerno rivestì come Capitale dal 11 Febbraio 1944 fino all’Agosto del 1944.
Il museo oggi a due anni dall’apertura è in continua espansione e nelle sue sale ha trovato collocazione anche un carro armato medio americano M4 Sherman e una batteria antiaerea breda di fabbricazione italiana restaurata per l’occasione dall’associazione S.S.D. Shooting Range; un apporto fondamentale a tale lavoro di ricerca la danno le molte associazioni culturali sorte negli ultimi anni tra le quali si menziona Salerno 1943, dedite tutte al recupero e alla preservazione di artefatti risalenti al quel periodo e che oggi forniscono un aiuto non indifferente alla crescita del museo.

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Il prezzo del biglietto è di 4 euro ( 2 euro per gli studenti), il museo è aperto tutti i giorni tranne il lunedì.

 

bunkerA 71 anni da quegli avvenimenti Salerno e la zona prospiciente offrono ancora 10687194_322966684551819_6440387530449622029_nmolte testimonianze, tanto da poter dire che il vero museo è Salerno stessa, dai bunker ancora visibili sui monti antistanti la città ai relitti di navi ed aerei che hanno preso parte allo sbarco fino ad arrivare alle tracce  che la città ancora oggi reca dell’occupazione alleata. Un tesoro di memoria, quindi, di indiscusso valore storico e sociale, che nonostante tutto stenta ancora ad affermarsi ed avere la dovuta notorietà a livello regionale e nazionale.

Partendo da queste constatazioni si ripercorrerà in questo articolo la storia di quei giorni, del più importante sbarco anfibio della storia dopo quello della Normandia, tanto da far dire a Churchill nelle sue memorie ” a Salerno si ruppero le mura della fortezza Europa”.
La storia o quantomeno una certa visione dei fatti ha da sempre sottovalutato l’evento, in quanto, essendo avvenuto il giorno dopo la proclamazione dell’armistizio italiano si presumeva e si presume, a torto, che non ci sarebbe stata affatto alcuna forma di resistenza organizzata tanto da arrivare a considerare lo sbarco come la passerella degli alleati; in verità le cose andarono diversamente  e a dircelo sono non solo le  mosse e strategie messe in campo dai due schieramenti, ma soprattutto l’alto numero di morti da ambo le parti in quei giorni concitati a denotare non solo l’efferatezza di quelle battaglie, ma anche la profusione e lo sforzo per accaparrasi la vittoria finale.

 Tutto ha inizio il 9 Settembre 1943 alle ore 3.30 quando il generale  Mark Clark, comandante della V armata, diede l’ordine di attuazione dell’operazione Avalanche, 463 unità navali tra mezzi da sbarco, navi ausiliare e di scorta iniziarono l’approccio alle coste salernitane. Utilizzando il fiume Sele come astratto divisore, vennero approntati due sbarchi complementari, uno nella zona più meridionale con obiettivo la rapida occupazione di Paestum e delle zone limitrofe, affidata alle 70.000 unità americane facenti parti del VI corpo d’armate americana, l’altra con l’obiettivo di occupare Salerno, affidata alle 100.000 unità britanniche del X corpo d’armata inglese.

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Junkers-Ju-87-StukaQuando sulla linea dell’orizzonte si stagliò la visione della incredibile forza alleata, la Luftwaffe tedesca fece decollare immediatamente dall’aeroporto di Capodichino i propri bombardieri da picchiata Ju-bf109main87 Stuka e propri caccia Messerschmitt Bf 109 G-6 e G-10 che rastrellarono il terreno di sbarco provocando ingenti danni alle navi alla rada; solo questa azione smentì tutti coloro che credevano in un mero passaggio di consegne. Nelle ore successive le truppe alleate riuscirono però a sbarcare con facilità su tutti i teatri di scontro, le truppe tedesche infatti avevano ripiegato sugli altopiani e lì assestarono le proprie posizioni da dove iniziarono un fuoco di sbarramento con l’artiglieria nel tentativo di limitare il volume di sbarco. Fino alla giornata del 12 Settembre i tedeschi sembrarono essere letteralmente spariti,non un contrattacco degno di questo nome o raid aereo venne scagliato contro le truppe che si assestavano sulla costa, le quali riuscirono quindi a creare una testa di ponte alquanto solida lunga 100 chilometri e e profonda 10.
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Bundesarchiv_Bild_183-R93434,_Albert_KesselringLa visibile inerzia tedesca era dipesa dalle considerazioni del caso fatte dal comandate in capo delle forze tedesche in Italia, il feldmaresciallo Kesserling, che temeva un secondo sbarco decisivo a Roma e  perciò fu costretto, così come lo fu Rommel in Normandia, a tenere truppe decisive lontano dalle spiagge, decisione avvalorata anche dal fatto che a porta S.Paolo unità dell’ormai disciolto esercito italiano stavano opponendo  resistenza all’occupazione della Capitale.

Il 12 Settembre ormai delineato il quadro delle operazioni alleate, Kesserling ordinò un massiccio contrattacco per spingere gli alleati lungo la costa ed infine cacciarli; per far ciò ordinò ai due suo gruppi d’armata 16esimo Panzer e il 76esimo Panzer di stanza nella regione e alle divisioni pervenute da Roma e dalla Calabria di intensificare i loro sforzi lungo il corridoio del Sele-Calore così da incunearsi tra le forze alleate, spaccare il fronte e respingere le forze americane verso la costa.

L’improvviso e massiccio contrattacco prese alla sprovvista la linea del fronte americano che in poche ore venne sopraffatto dalle forze tedesche, forze queste di prim’ordine, che enucleavano la temuta divisione  Hermann Göring, la quale poteva vantare tra le sue file truppe d’elite come i fallschirmjäger, i paracadutisti tedeschi e le truppe meccanizzate dei panzergrenadier, in aggiunta ai già temibili carri panzer VI “Tiger”e il panzer V “Panther”. Le sorti dello sbarco ad un certo punto sembrarono davvero vacillare quando le forze tedesche ripresero possesso di Battipaglia e Altavilla; nel tentativo di fermare il contrattacco il generale Clark ordinò tre lanci della prima divisione aviotrasportata Airborne su Paestum e Avellino con la finalità di arginare l’impeto tedesco, cosa che non riuscì loro e nella giornata del 14 i tedeschi avevano ormai raggiunto la costa.

742407555-utah-beach-vallo-atlantico-101st-airborne-division-paracadutismo-esercito xB-17G-80-BO43-28179downloadFu a questo punto, quando le sorti dello sbarco erano compromesse, che arrivò lo slancio decisivo alla vittoria alleata. Il maresciallo Alexander, comandante in capo delle forze alleate del Mediterraneo, ordinò allora uno dei più grandi contrattacchi che il fronte occidentale abbia mai visto fino al quel momento, da Malta fu fatto salpare un gruppo da battaglia comprendente le corazzate  Valiant, Nelson,Warspite, e Rodneu e una gigantesca forza aerea dalle basi in Sicilia. Nelle ore successive il fuoco dei cannoni da 381 mm delle corazzate indirizzato dalle truppe di terra sulle postazioni e unità tedesche spezzo l’iniziativa nemica, fu la prima volta che una marina si trovava a partecipare in modo sinergico ad una battaglia campale, i bombardamenti, durissimi per intensità e durata posero la parola fine all’offensiva tedesca, che cessò ufficialmente con l’ordine emanto da Kesserling in data 16 Settembre di ritirarsi verso Nord; un ripiegamento  che si concluse con la capitolazione di Napoli datata 1°Ottobre 1943.

Dario salvatore