NAPOLI -L’utilizzo di pellicce e tessuti ricavati a prezzo di vite innocenti, non è progresso è regresso.

Questo il messaggio lanciato dall’associazione “Antispecisiti Partenopei” questo ventidue Novembre, l’associazione più un gruppetto di attivisti volontari ha sfilato per strada manifestando apertamente il proprio dissenso per l’impiego di pellicce nell’abbigliamento e nell’arredo, portando giacconi di pelo simbolicamente imbrattati di rosso, striscioni, cartelli e distribuendo volantini. Si tratta di un opera di sensibilizzazione della cittadinanza portata avanti con coerenza ed estesasi anche all’uso di piumaggi, dolorose tosature per la lana, la merinos e le piume d’oca. Gli antispecisti sfilando espongono a voce i vari modo in cui gli animali da allevamento intensivo vengono sfruttati ad uso e consumo dell’uomo.

Sono costretti a vivere in gabbie piccolissime, impossibilitati a muoversi, a seguire i propri istinti e ad avere una normale vita sociale. Per la disperazione si spezzano i denti mordendo la gabbia, si autolesionano o diventano aggressivi con i compagni di cella. Vengono uccisi in diversi modi: La scatola cranica viene loro fracassata oppure vengono colpiti alla nuca da una bastonata o torcendogli la testa. Non mancano l’uccisione col gas o per elettrocuzione, cioè scariche elettriche inferte con elettrodi introdotti nella bocca o nell’ano.”

Dal 2001 l’industria pellicciaia ha riscontrato una notevole contrazione degli acquisti, facendo tirar un sospiro di sollievo agli animalisti. “Tanto le pellicce non si portano più” questo il biasimo di molti passanti disinformati ma come sempre le mode ritornano, La vita degli animali utilizzati come materia prima no. In tempi recenti sempre più stilisti hanno riproposto le pellicce, sfruttandole come inserti preziosi per scarpe, cappelli ed accessori vari.

Per confezionare una pelliccia occorre uccidere più di un singolo animale e non si salvano neanche i domestici. Gatti e conigli posiedono un manto meno pregiato ma proprio per questa ragione vengono comprati a prezzi più bassi.
Un alternativa è possibile. I volontari vogliono dimostrare che proporre una moda “ecosostenibile” è una scelta morale fattibile ed assolutamente non utopica. Pertanto hanno richiamato l’attenzione sull’esistenza di tessuti naturali come il lino, la lana vegetale, la canapa , la soia o ancor meglio sintetici come il pail, che può essere ricavato dalla plastica riciclata. Supportano anche l’esempio di stilisti “virtuosi” come Fiorucci, Elisabetta Franchi, Stella Mc Cartney, sensibili alle tematiche ambientali.

 

Chiara Cianniello