NAPOLI – La problematica convivenza tra cittadini italiani ed immigrati non riguarda solo Tor Sapienza. Scoppia anche a Napoli la tensione, sebbene essa sia decisamente meno preoccupante. Certo è che l’episodio, avvenuto ieri 23 novembre, è indice di un’insofferenza di cui le istituzioni devono necessariamente prendere atto.  Lo spiacevole episodio avviene, nella giornata di Domenica alle ore 13.00 nel cuore di Napoli, presso la zona di Porta Nolana. Un diverbio che sfocia in rissa, coinvolgendo i residenti del luogo e diversi rom ed immigrati che svolgevano attività mercatale abusiva. Tra le bancarelle del mercato, nella zona del Pendino, una signora, spintonata da un immigrato, comincia ad urlargli contro; immediata è stata la risposta dell’immigrato. In pochi minuti nasce uno scontro tra extracomunitari e residenti. Chi getta oggetti, chi spinge e urla finché alcuni agenti di polizia sono intervenuti, ripristinando l’ordine. Diverse le testimonianze dei cittadini che si dichiarano stanchi e indignati per la situazione che vivono da anni, ormai. La zona della stazione terminale di Napoli è un crocevia di culture che non sono però ben inserite e trovano difficoltà a convivere con i residenti, i quali si dicono abbandonati dalle istituzioni. La zona ― dichiarano ― è nel degrado più totale e, con l’avvento dei rom e degli immigrati, la situazione è andata degenerando. I cittadini del quartiere Pendino hanno affermato di non ritenersi xenofobi o razzisti, ma di non reggere più la situazione. Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e lo speaker radiofonico Gianni Simioli si sono fatti portavoce del malessere dei residenti, accogliendo il loro appello d’aiuto e denunciando pubblicamente: «Liberate Porta Nolana dal mercatino della monnezza. Non sarà un appello buonista ma provateci voi ad abitare da quelle parti e a ritrovarvi tutte le mattine nel bel mezzo di un mercatino della monnezza. Un mercatino indegno che continua senza sosta da tempo a C.so Garibaldi e via Cesare Carmignano proprio all’altezza di Porta Nolana ed è oramai ingestibile.» E ancora: «Aumenta di giorno in giorno il degrado e i rifiuti per strada che vengono venduti in modo indecente. Lo scontro con i residenti che da mesi denunciavano il degrado era inevitabile. Era solo questione di tempo. Nei giorni scorsi una pattuglia dei Vigili Urbani che presidia la zona prima era stata snobbata e poi minacciata dalle centinaia di ambulanti extracomunitari presenti in loco che sono diventati ogni giorno più pericolosi e aggressivi». La questione non riguarda, inoltre, solo un problema di sicurezza bensì di igiene. Molti degli oggetti venduti sono di dubbia provenienza. Alcuni vengono raccolti dalla spazzatura e rivenduti senza essere sterilizzati. Che la politica spesso trascuri la zone periferiche è, purtroppo, un dato di fatto. Ci sono rom ed extracomunitari che da anni vivono in zone di per sé già disastrate e che, abbandonati a loro stessi, aggravano la situazione. Chi, ogni giorno, percorre la zona di Porta Nolana, può rendersi conto che la zona è effettivamente lasciata al degrado: prostitute in strada già alle nove del mattino, bottiglie di alcool ovunque, grandi teli gettati a terra con oggetti sporchi, presi da chissà dove. Per i turisti e per i residenti non è certo un bello spettacolo. Sarebbe superficiale e facile gridare subito al razzismo. Sarebbe molto più saggio, invece, prevenire l’insofferenza della cittadinanza, data dalla sopportazione e convivenza forzata, evitando così il crearsi di tensioni che possano sfociare in episodi violenti. E dire che Napoli è sempre stata un ottimo esempio di città multietnica e società trasversale. Alle strade più lussuose della città si affiancano le più povere e, nonostante le differenze sociali, sono secoli che la convivenza va avanti senza troppi disordini. Forse perché, sebbene le differenze sociali, tutti sono figli della stessa cultura; forse perché è un pregio del napoletano adattarsi alla diversità. Ma quando le diversità diventano differenze insostenibili, che condizionano la vita quotidiana, allora ci deve essere qualcuno super partes che metta ordine. Le politiche sociali, non c’è alternativa. Non ci si può schierare dall’una o dall’altra parte. È il momento che, chi di dovere, si prenda le proprie responsabilità, attuando i provvedimenti che assicurino vivibilità ai residenti dei quartieri più disagiati e l’inserimento delle minoranze culturali.

Agnese Cavallo

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Agnese Cavallo, nasce a Napoli il 14 novembre 1985. Da sempre appassionata di classicità, da quando il padre le raccontava i miti greci e l’Odissea in lingua napoletana, decide che la letteratura e le materie umanistiche saranno il suo futuro. Si iscrive, così, al Liceo classico Quinto Orazio Flacco di Portici (Na) e continua l’esperienza umanistica alla Facoltà di Lettere Moderne della Federico II di Napoli. Consegue la Laurea triennale e magistrale, presentando una tesi sull’opera di Francesco Mastriani , importante giornalista e scrittore di feullitton napoletano di fine ‘800. Il giornalismo, infatti, è da sempre una passione e quasi una missione. Convinta che i giornalisti siano spesso persone lontane dalla realtà, pronti, più che alla denuncia alla gogna mediatica, nei suoi articoli preferisce una sana soggettività volta all’etica e al sociale, anziché un’oggettività moralistica e perbenista. Nel febbraio 2012 inizia la sua esperienza con il giornale “Libero Pensiero News” occupandosi di sociale, cronaca, cultura e politica. Il suo argomento preferito? Napoli, tra contraddizionie e bellezza.