Sono ore decisive queste per la Tunisia, che si appresta ad eleggere il suo prossimo Presidente, ore difficili e complesse dove la possibilità non velata di scontri e di tensioni nel Paese è sempre alta e dove la scelta presidenziale uscente dalle urne  porterà alla delineazione degli assetti istituzionali interni della Tunisia e il proprio ruolo in politica estera.

I primi exit poll danno per  favorito, in maniera conclamata, il liberale e laico 87enne Beji Caid Essebsi, il quale si assesterebbe con un solido 47,8 %, a fronte del 26,9% del suo diretto rivale e Presidente uscente  Moncef Marzoukie, che ha fatto trapelare, attraverso i proprio rappresentanti, di contestare la validità di tali dati provenienti da diverse società di sondaggi e di riconoscere come unici legittimi quelli prospettati dall’ Isie (Istanza superiore indipendente per le elezioni). Se le proiezioni si manterranno tali si andrà comunque al ballottaggio il 28 Dicembre, lì gioco politico offerto dai due partiti dei principali conpetitors  dovrà confrontarsi con la seconda forza del Paese, il partito islamico Ennhadha, che non avendo trovato un proprio esponente né essere convenuto sulla legittimazione di soggetto neutro, non si è presentata alle corsa presidenziale lasciando liberi i propri elettori nella decretazione del voto.

Come già detto la scelta del Presidente non è una mera scelta di nomi, ma avrà forti ripercussioni sulla linea politica della Tunisia, in quanto il nome e il volto di Marzoukie sono indissolubilmente legati alla rivoluzione dell’Assemblea costituente che lo ha portato al potere con il partito Congresso per la repubblica, mentre Essebsi, leader del partito laico Nidaa Tounes, che ha vinto le ultime legislative, ha ricoperto diversi ruoli istituzionali nel prima e durante il potere di  Zine el-Abidine Ben Ali come  presidente del Parlamento nel 1990, ministro di Esteri e Difesa e nel dopo Ali ricoprendo la travagliata carica di primo ministro con il difficile compito di traghettare la convulsa Tunisia di quel periodo alle prime elezioni libere, avvenute effettivamente il 23 Ottobre 2011.

Due facce quindi della storia recente della Tunisia, due ricette diverse alla crisi palpabile che il territorio Nord africano ormai vive da più di un anno e mezzo; nella trepidante attesa vanno annoverati anche i  partners europei, primi fra tutti Francia ed Italia che osservano con attenzione l’andamento delle elezioni.

Dario Salvatore