Quando l’osso è poco i cani si ammazzano. Un detto più impietoso e lugubre di questo non può delineare meglio la kermesse di attacchi, repliche, tradimenti e accuse che da ore volano e fanno la scena da una parte all’altra dei partiti e ne gli stessi partiti; esito questo di una razionale  e ponderata  riflessione in seno ai partiti dei risultati delle regionali in Emilia-Romagna e in Calabria.

Se ormai da anni l’unico vincitore constante è l’astensionismo, che in questa ultima tornata ha raggiunto livelli insperaticiò che rimane ai contendenti è poco più di qualche milioncino di voti da spartirsi e come ogni spartizione che si rispetti ci sono sempre degli emarginati, di cui sicuramente il più illustre è Silvio Berlusconi con Forza Italia che nelle due sfide elettorali non supera i 200mila voti con una media del 10% all’interno della coalizione, il dato più basso di sempre di Forza Italia. Un esito davvero sconcertante per la forza che da sempre si ritiene essere la controparte politica per eccellenza del centrosinista, un esito che mette sugli attenti tutti, ma che sopratutto fa spiccare il volo ai falchi, che senza usare palliativi o mezzi termini, puntano il dito accusatore in alto nei confronti del Presidentissimo, il quale di fronte a questo palese atto di insubordinazione perde le staffe  “Ingrati! Senza di me, non vanno da nessuna parte”.

A riemergere dall’abisso della quiescenza e farsi campione dei reietti è Raffaele Fitto, il primo a varcare il Rubicone, “Basta gruppi autoreferenziali, basta politica ambigua e appiattita sul governo, e azzeriamo tutte le nomine” e dietro di lui seguono gli altri, suo luogotenente il deputato Bianconi, che già in un’altra occasione aveva invitato Berlusconi a trovare  la porta di casa e che ora rincara “Toti e compagnia farebbero bene a dimettersi e a scegliere di essere parte di un rinnovamento vero e democratico, non a colpi di casting ed effetti speciali oppure ad avere il coraggio di costruire qualcos’altro altrove”; ad abbondare la nave che affonda ci pensano anche i fedelissimi come la Gelmini “il risultato di queste elezioni è negativo e nessuno è così stupido da minimizzarlo”.

Di fronte a questo fuggi fuggi generale a Berlusconi non resta che far quadrato e tentare di riacquistare un senso di leadership delineando una nuova strategia politica che sia davvero complementare e alternativa a quella di Renzi e che se ne discosti non poco, come egli stesso ha affermato “Con Renzi sarò più cattivo. La riforma elettorale come la vuole lui non gliela faremo fare e quella del Senato può aspettare”; è indubbio, ormai, il fatto che il Nazareno si stia rilevando per i forzisti una stretta mortale con l’ipertrofico Renzi che ruba il palco e i voti e che ritaglia per Forza Italia un ruolo di satellite in subappalto.

Dario Salvatore