Il tema della donna e della sua uguaglianza all’uomo sembrava oramai superato. Dopo lotte, proteste e giuste evoluzioni della razza c’è ancora chi, in materia, ha qualcosa da obiettare. Ieri ad Istanbul, durante un meeting intitotalo “Donne e giustizia”, il presidente turco Erdogan ha tenuto un discorso che ha fatto molto discutere.

“Le donne e gli uomini non possono essere uguali”, ha esordito il presidente islamo­conservatore turco Erdogan, dinanzi ad una platea formata da quasi sole donne: “Le donne e gli uomini non possono fare gli stessi lavori poiché le prime sono più delicate dei secondi. Dunque, non si possono mettere nella stessa posizione” poiché “contro natura”. La loro natura è differente, precisa: “Non sarebbe quindi giusto parlare di uguaglianza ma semmai di equivalenza”, fa sapere Erdogan. Secondo lui, si dovrebbe discutere di “uguaglianza tra gli uomini” e “uguaglianza tra donne”. Conclude dicendo che “Quello di cui le donne hanno bisogno è di essere equivalenti, non uguali”.

Consapevole che il suo intervento avesse suscitato non poche polemiche, sopratutto da parte dei gruppi che si battono per i diritti delle donne, ha tenuto a precisare che “le femministe non comprendono lo special status che l’Islam attribuisce alle donne in quanto madri. La nostra religione”­ – continua – ­ “ha definito il posto delle donne nella società: la maternità”. Impossibile spiegare loro questo, afferma il presidente, poiché le femministe non accetteranno mai la maternità.

La risposta delle donne turche non si è fatta attendere. La prima è stata Hulya Gulbahar, avvocato e attivista per i diritti delle donne: “Le parole di Erdogan violano la Costituzione turca, le leggi e le convenzioni internazionali sull’uguaglianza tra i generi”. Subito dopo di lei, arriva il commento della deputata Aylin Nazliaka del CHP, partito d’opposizione social­democratico: “Erdogan ha pubblicamente commesso il crimine di incitamento all’odio. Continuerò a battermi contro quest’uomo che non fa alcuna differenza tra terroristi e femministe”.

Dunque, parole dure verso il presidente anti-occidentale che, durante il mandato da primo ministro tra il 2003 e 2014, si era lasciato sfuggire irritanti dichiarazioni: come quelle contro l’aborto e quelle di due anni fa dove chiedeva al gentil sesso di fare almeno tre figli, per contribuire all’aumento della natalità in Turchia.

Il partito del presidente è alla guida del paese dal 2002 ed è famoso per il suo autoritarismo, la volontà d’islamizzare la società e la stessa volontà di limitare i diritti alle donne. Di qualche ora fa la notizia, riportata dal quotidiano Hurriyet che l’esecutivo ha votato l’adozione di un pacchetto di sicurezza nazionale che rivede i termini, per gli stranieri, per ricevere la cittadinanza. In breve, un emendamento prevede che una donna che sposa un turco, per ricevere il passaporto, dovrà dimostrare di non aver problemi irrisolti con la giustizia. Dunque, si alzano i limiti di sicurezza per diventare cittadini di un paese, che, ad oggi, non ha ancora ben chiaro il ruolo della donna.

Giuseppe Ianniello