All’avvicinarsi al momento del voto finale sul Jobs Act, la componente di minoranza del Partito Democratico si è mostrata compatta nell’espressione del dissenso, ma ancora divisa sulla scelta del voto. E mentre c’è la componente di Pierluigi Bersani che ha deciso di dare l’assenso “Solo per disciplina”, l’ex Presidente del Partito Democratico, Gianni Cuperlo, e l’ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina hanno annunciato che non daranno l’ok alla riforma del lavoro all’esame alla Camera.

Noi non ci sentiamo di esprimere un voto favorevole sul Jobs Act. Il punto a cui si è arrivati non è soddisfacente. Il problema non è come licenziare, ma come assumere” ha affermato Cuperlo, a margine di un incontro con SEL e la FIOM lombarda, a cui ha fatto seguito Fassina dicendo: “Per noi è uno strappo rilevante, perché noi siamo parte della maggioranza, ma non voteremo per questa delega. Non saremo un gruppo sparuto, ma un numero politicamente impegnativo. E non temiamo conseguenze disciplinari”. Circa 30, infatti, pare che siano i deputati pronti a non votare a favore della legge delega sul lavoro, anche se la maggioranza alla Camera ha un ampio margine. Il nodo è sul comportamento da assumere, con i dubbi delle componenti vicine a Fassina e Cuperlo sull’azione da intraprendere (l’indecisione è sull’esprimere voto contrario in aula, o uscire dalla stessa). Pippo Civati sembra invece convinto nel voler votare no alla Camera: “Ho ricevuto un mandato per fare il contrario di quello che stiamo facendo”.

Pierluigi Bersani e Franco Monaco (quest’ultimo dei “prodiani”) hanno dichiarato invece che voteranno per il “sì” solo per rispetto della disciplina di partito. A questo sì pare che seguirà anche la maggior parte dei deputati della componente di minoranza “Area Riformista”.

La minoranza PD manca quindi ancora di coesione, all’indomani delle polemiche e delle minacce di scissione, espresse spesso per metà, ed è grande quindi l’attesa per gli esiti del dibattito e del voto dell’emendamento.

Pier Gaetano Fulco