Il governo sta approntando le ultime modifiche al Jobs Act, e tra le varie misure al vaglio ci sarebbero degli sconti fiscali ai lavoratori non reintegrabili per procedimento disciplinare al posto come indennizzi.

La fase di discussione sul provvedimento si è dunque spostata ai decreti attuativi, su cui Renzi sta giocando le battaglie principali sia a destra con NCD che a sinistra con la minoranza interna ai democratici.
L’idea del governo, rivelata da indiscrezioni riportate dal Sole 24 ore e dal Corriere della Sera, sarebbe quindi quella di sostituire l’indennizzo risarcitorio in denaro con la sottrazione di esso dalle tasse, ma sarebbe più alto di quello previsto attualmente dalla legge Fornero: si parla di una cifra compresa tra un minimo di 12 ed un massimo di 24 mensilità.

Sull’articolo 18, quindi, la partita si starebbe giocando sui decreti attuativi dove si tenta ancora di strappare qualche concessione al governo, che intanto ha delineato il superamento definitivo della norma: nel decreto finale del Jobs Act scompare del tutto il diritto al reintegro nei licenziamenti di natura economica, per i quali il lavoratore avrà solo il diritto di ricevere un indennizzo legato all’anzianità di servizio, mentre rimane invariato per quelli discriminatori. Per quelli disciplinari invece la questione si fa più complessa: i decreti attuativi dovranno adesso specificare quali comportamenti del lavoratore sono passibili di licenziamento per evitare qualunque tipo di abuso da parte del datore di lavoro.

I risarcimenti previsti poi dal Jobs Act nei primi tre anni di contratto sarebbero più bassi, e la spiegazione data dal governo è legata all’accesso immediato del lavoratore al NASPI, il nuovo sistema di sostegno al reddito previsto dalla riforma che sostituirebbe la Cassa integrazione in deroga e prevede una cifra variabile dai 1200 ai 700 euro mensili per un periodo massimo di due anni per i lavoratori regolari, limitati a sei mesi per i contratti atipici.

Giacomo Sannino