“Una storia non si può giudicare prima di averne letta l’ultima pagina”.

(Jiraiya)

Naruto, famoso manga di Masashi Kishimoto, è recentemente giunto alla sua conclusione dopo 15 anni di pubblicazione, rendendosi finalmente disponibile per un’attenta analisi che ne illustri, in maniera del tutto imparziale, pregi e difetti. In questo e nei prossimi numeri di “Pianeta Manga” sarà quindi mio obiettivo tirare le somme di un’opera che, nel bene e nel male, ha segnato un’intera generazione di appassionati di fumetti nipponici.

Per facilitare le cose ho deciso di dividere il manga in tre macroparti, indicate rispettivamente con i termini “Ascesa”, “Apice” e “Crollo” che ne identificano le caratteristiche essenziali. Soltanto dall’unione delle analisi delle singole sezioni sarà dunque possibile formulare un giudizio completo su “Naruto”.

La prima parte, che corrisponde ai volumi relativi all’infanzia dei protagonisti e culmina nel primo scontro tra Sasuke e Naruto alla Valle della Fine, è da me indicata con il termine “Ascesa” principalmente per due ragioni. La prima è di ordine esterno e si riferisce all’incremento costante del numero di fan dell’opera e alla sua rapida diffusione su scala sempre più vasta, con la proliferazione di traduzioni e la nascita, dopo meno di 3 anni, della serie animata. La seconda è interna allo stesso “Naruto” e si riferisce al progressivo miglioramento della qualità dell’opera sia da un punto di vista grafico che contenutistico.

La storia inizia seguendo il giovane Naruto nel suo tentativo di guadagnarsi l’attenzione e la stima degli abitanti di Konoha, il suo villaggio, che invece lo temono per via della Volpe a Nove Code, una pericolosa creatura sigillata nel suo corpo. I suoi tentativi sono inizialmente corredati dal fallimento e la sua volontà è messa a dura prova dall’incontro con il vero mondo dei ninja, mostrato sin da subito come duro e spietato. Già dal primo arco narrativo infatti il protagonista ed i suoi compagni di team, Sasuke e Sakura, rischiano di perdere la vita combattendo contro il pericoloso Zabuza ed il suo letale seguace Haku, legati tra loro da un complesso rapporto al confine tra devozione, amicizia, indifferenza ed amore.

E già dall’analisi di questi primi antagonisti emerge uno dei caratteri peculiari di “Naruto”: la grande capacità introspettiva del suo autore e la volontà di dar vita a personaggi che non siano completamente neri o bianchi, ma sempre sfumati e mai banali, ricchi di sfaccettature e dalle motivazioni terribilmente concrete.

Dall’analisi della seconda saga, il cosiddetto Esame Chunin, che culmina nell’attacco a sorpresa di Konoha da parte dei ninja di Oto e di Suna, emerge un’altra caratteristica fondamentale di questa prima parte di manga: la capacità di Kishimoto di conferire centralità e dignità a quasi tutti i personaggi secondari, evitando la tendenza, tipica di molti autori, a concentrarsi unicamente sul gruppo dei protagonisti. Ogni personaggio, anche il meno importante, appare quindi dotato di una propria identità ben determinata, sottolineata dagli atteggiamenti e dalle espressioni oltre che dalle parole.

Ma il vero punto forte dell’Ascesa” è la capacità di rendere alla perfezione i mutamenti psicologici dei personaggi, su cui, differentemente da quanto purtroppo avviene in altre opere, ogni singolo avvenimento sembra produrre effetti concreti. L’esempio più eclatante in tal senso è fornito dal coprotagonista Sasuke, un ragazzo divorato dall’odio che, dopo aver ritrovato una parvenza di stabilità e di timida felicità grazie ai propri compagni, sprofonda nuovamente nell’abisso a seguito di un nuovo incontro con suo fratello Itachi, sterminatore del loro intero clan. Un incontro che lo segna a tal punto da convincerlo ad abbandonare i propri amici e la sua stessa nuova vita vendendo (metaforicamente) la propria anima ad Orochimaru, nemico mortale di Konoha totalmente privo di scrupoli morali, pur di ottenere il potere necessario al compimento della propria vendetta.

In sintesi la prima parte di “Naruto” si configura quindi come un ottimo inizio, caratterizzato da personaggi a tutto tondo, ritmo serrato, combattimenti in cui la tattica conta molto di più della mera forza bruta e tematiche sempre attuali, a partire dalle riflessioni sul destino a quelle sul profondo legame tra maestri ed allievi e tra padri e figli.

“Naruto” sembra dunque avere tutte le carte in regola per entrare nell’Olimpo degli shonen e divenire il “nuovo Shaman King”. Ma quali e quante di queste caratteristiche positive sopravvivranno effettivamente alla prova del tempo? Riuscirà davvero questo manga ad arrivare alla conclusione senza snaturarsi completamente? La risposta sarà fornita nei prossimi due numeri di “Pianeta Manga”.

Alessandro Ruffo