CALCIO E DROGA – Una vasta operazione antidroga dei carabinieri tra Piemonte e Sicilia ha portato ieri 22 persone in manette, tra cui 8 ultras della Juventus e 1 del Torino, smascherando un vasto giro di droga che arrivava fino in Albania e che importava ingenti quantitativi di hashish, marijuana, cocaina ed eroina. L’accusa è di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi, ma le indagini hanno fatto luce su molto altro. Dal Brasile, invece, arrivano buone notizie: il giudice del tribunale di Rio de Janeiro ha scagionato l’ex attaccante dell’Inter, Adriano Ribeiro Leite, dalle pesantissime accuse di spaccio di droga e associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, che gli potevano costare 15 anni di carcere.

OPERAZIONE BRAVI RAGAZZI – È iniziata nel 2011 la lunga indagine congiunta del comando provinciale dei carabinieri di Torino Oltredora e Agrigento. Il filo conduttore è A.P., 37 leader del gruppo ultras Bravi Ragazzi della curva della Juventus (da cui prende il nome l’operazione), agrigentino da anni residente a Torino in uno dei quartieri storici degli emigrati nel capoluogo sabaudo, le Vallette, in cui affonda le radici lo stesso gruppo dei Bravi Ragazzi, sin dai tempi in cui occupavano la curva nord del vecchio Delle Alpi con il nome di Irriducibili. A.P. aveva finito di scontare una condanna per spaccio di droga appena un mese fa, e secondo gli inquirenti sarebbe lui uno dei principali fautori dell’organizzazione; avrebbe stabilito il ponte tra Italia e Albania, avrebbe allargato il giro in Sicilia coinvolgendo suo fratello (anch’egli arrestato) e un amico proprietario di una concessionaria nel palermitano, avrebbe coinvolto alcuni altri membri del gruppo di tifosi. In tutto, sono 7 gli arrestati appartenenti al gruppo bianconero. E tra gli appartenenti alla banda criminale, sembra esserci anche un ultras del Toro.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’organizzazione criminale faceva arrivare il carico di stupefacenti in Italia attraverso i barconi provenienti dall’Africa. Poi da Palermo, attraverso la concessionaria menzionata, la droga partiva in direzione Torino, ben nascosta nelle auto trasportate su bisarche destinate alle concessionarie piemontesi, all’oscuro sia dei titolari di queste ultime sia dei trasportatori. Da questi nascondigli mobili, gli uomini dell’organizzazione prelevavano gli stupefacenti e li mettevano in commercio, per un giro d’affari che avrebbe fruttato milioni di Euro. Ma le attività dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, pare fossero molto più ampie e variegate. Nell’inchiesta, le accuse nei confronti degli 8 ultras bianconeri, figure centrali della Curva Sud dello Juventus Stadium, parlano della gestione in nero dei biglietti per le partite della Vecchia Signora, e addirittura l’illecita gestione degli abbonamenti allo stadio juventino. Inoltre, è emerso che la banda abbia assoldato diversi criminali provenienti da Romania e Albania per aiutarli nel controllo delle dinamiche di curva, pronti ad intervenire nelle risse.

Una storia di criminalità che non ha nulla a che vedere con il calcio, le reti che si gonfiano e i tifosi che si sgolano per la propria squadra, se non fosse che i criminali avessero scelto una base concreta dal quale partire proprio in uno stadio.

ADRIANO PROSCIOLTO – Un’altra storia di droga ha sfiorato il mondo del calcio, ma si è risolta in maniera positiva. È quella che ha coinvolto Adriano Ribeiro Leite. L’Imperatore, ex attaccante di Inter, Parma, Fiorentina e Roma, era stato denunciato all’inizio di novembre dalla magistratura dello Stato di Rio de Janeiro per traffico di droga e associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, al termine di un’indagine nei suoi confronti aperta nel 2010 nella quale era stato chiamato a testimoniare, pur non risultando inizialmente tra gli indiziati.

Secondo il P.M. Alexandre Murilo Graça, che aveva formulato le accuse, Adriano aveva aiutato concretamente il suo amico d’infanzia Mica (un narcotrafficante a capo dell’organizzazione criminale Comando Vermelho che regna nella favela in cui è cresciuto il calciatore, Vila Cruzeiro) acquistando per lui una moto di grossa cilindrata non conosciuta dalle autorità per muoversi velocemente nella favela, e mettendogli a disposizione dei beni di sua proprietà per lo spaccio e le altre attività criminali.  Accuse pesantissime che potevano costare ad Adriano dai 15 ai 25 anni di carcere. Il P.M. inoltre, in via cautelare, aveva anche richiesto il ritiro del passaporto per evitare il pericolo di fuga del calciatore, il quale al momento dell’accusa era in Francia per firmare un contratto con il Le Havre.

Il giudice della 29° sezione della Vara Criminal, il Tribunale di Rio, sul cui tavolo era finita la denuncia, ha deciso invece di scagionare l’Imperatore, appurando la sua innocenza. Adriano ha poi dichiarato a Globoesporte tutta la sua contentezza per l’esito positivo di questa brutta storia che lo ha coinvolto: “Sapevo che questa denuncia non avrebbe portato a nulla. Non ho nulla da rimproverarmi, io sono onesto. Pago le tasse e non nego da dove vengo”.

Fonte virgolettatti: corrieredellosport.it

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Michele Mannarella