Uno dei principali punti di forza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi nei rapporti internazionali è sempre stato il consenso popolare che ha accompagnato il suo arrivo a palazzo Chigi nello scorso febbraio, le sue aspirazioni alla leadership dell’area socialista europea erano alimentate proprio dal sorprendente risultato alle elezioni del Parlamento Europeo dello scorso maggio ed il consenso ha fatto percepire stabilità agli investitori internazionali che hanno timidamente ripreso ad affacciarsi sul nostro panorama.

Non c’è dunque da stupirsi che il dimezzamento dei voti ottenuti in Emilia Romagna dal Partito Democratico abbia interessato la stampa estera, che finalmente registra la reale portata del malcontento generato dall’azione dell’attuale governo e la scarsa collaborazione con le forze sindacali contrarie alla riforma del diritto del lavoro. Ed ovviamente i giornalisti del Financial Times concentrati sull’Italia non hanno potuto non considerare quanto il successo dei movimenti populisti ed anti-euro non possa far altro che scoraggiare l’investimento in Italia.

Altro aspetto che i commentatori internazionali non dovrebbero tralasciare è quanto l’emorragia di voti del Partito Democratico in una delle sue roccaforti possa essere indice della contrarietà di parte degli italiani al percorso di riforme intrapreso: va infatti considerato che il risultato sorprendente della Lega Nord in termini percentuali è dovuto principalmente al crollo inesorabile delle preferenze per Forza Italia, al contrario è facile supporre che i settecentomila voti persi dal Partito Democratico siano esclusivamente attribuibili all’astensione. Infine, se si considera che l’unica vera opposizione incontrata dal Governo sembra essere quella generata all’interno del Partito Democratico dall’opposizione della CGIL alla riforma del lavoro, riforma che si appresta ad attraversare l’ultima fase dell’iter parlamentare in coincidenza con un periodo di scioperi che culminerà con lo sciopero generale del 12 dicembre, si comprende come il conflitto tra le identità del PD sia la principale causa di incertezze nel futuro prossimo.

E questo aspetto preoccupa principalmente gli analisti dell’agenzia di rating Moody’s, che nella presentazione dell’outlook 2015 hanno sottolineato come il rallentamento o il ridimensionamento degli intenti riformatrici derivante da una perdita di consenso esporrebbe le emissioni del Ministero dell’Economia alle speculazioni dei mercati finanziari: infatti è convinzione comune che il rendimento richiesto ai titoli di Stato italiani sia legato alle prospettive di crescita del paese, che dalla prospettiva internazionale viene associata alla stabile azione riformatrice di un governo che gode del consenso e del supporto popolare; dal punto di vista economico non vanno tralasciati gli effetti dell’attivazione delle clausole di sicurezza (complesso di imposte e tributi pronte ad entrare in vigore se il deficit nazionale dovesse sforare il 3% del valore nominale del PIL) in seguito al tentativo di taglio delle tasse disposto nell’ultima legge di stabilità.

Marco Scaglione