Continuano le tensioni negli Stati Uniti dopo la decisione di non incriminare Darren Wilson, l’agente che uccise un giovane afroamericano disarmato, Michael Brown, il 9 agosto scorso a Ferguson, nella periferia di St. Louis. La protesta si è allargata a tutte le principali città americane e migliaia di persone di tutte le etnie sono scese in piazza per protestare contro il verdetto.

Gli scontri più violenti si sono registrati proprio a Ferguson, dove lunedì è esplosa la rabbia dei cittadini e si sono verificati disordini con incendi, spari e saccheggi, con 82 arresti in tutta St. Louis.
La rabbia scesa in piazza è principalmente quella della comunità afroamericana e delle minoranze etniche, ma non esclusivamente. La polizia e il sistema giudiziario, in un recente sondaggio riportato dal New York Times, hanno toccato l’indice di fiducia più basso tra la popolazione di colore, che si sente minacciata dall’accanimento dei tutori dell’ordine contro gli afroamericani, ma lo stesso risentimento circola anche tra la fascia più povera dei bianchi, che si sente anch’essa schiacciata da un sistema repressivo/giudiziario degli Stati Uniti che si dimostra sempre più tenero con i cittadini abbienti e col potere e sempre più duro con poveri, emarginati e minoranze etniche.

Gli Stati Uniti tornano quindi ad affrontare la discriminazione e i problemi etnici a 45 anni di distanza dalle lotte di Martin Luther King e con un afroamericano alla presidenza, e l’assassinio di Michael Brown è stata soltanto la scintilla che ha innescato la polveriera.

Il caso tuttavia non è ancora chiuso. Il Procuratore generale degli Stati Uniti (l’equivalente del ministro della Giustizia) Eric Holder, anch’egli afroamericano, ha annunciato che le indagini continuano. Per Holder, primo Procuratore generale afroamericano e dimissionario, il caso di Ferguson è diventato una battaglia personale. La sua è diventata negli anni la voce più ascoltata dell’amministrazione Obama riguardo i problemi razziali e civili, e uno dei capisaldi della sua attività è stato quello di migliorare il rapporto tra la polizia e le minoranze. Il suo dicastero sta portando avanti un indagine federale indipendente da quella del dipartimento locale ed accerterà se ci sia stata un eventuale violazione dei diritti civili, ma in ogni caso l’agente Wilson potrebbe dover comunque affrontare, oltre ad un’azione disciplinare, anche una causa civile nel caso in cui i genitori di Brown decidessero di procedere contro di lui.

Intanto per smorzare i toni è intervenuto direttamente il presidente Obama, invitando i manifestanti a protestare pacificamente e ad evitare gli atti di vandalismo, aggiungendo però anche che “le frustrazioni che abbiamo visto non sono solo per un particolare incidente, hanno radici profonde in molte comunità“. “Il problema non è solo un problema di Ferguson, è un problema dell’America“, ha inoltre affermato il presidente in un discorso alla comunità di Chicago. “Se una parte della comunità americana non si sente benvenuta o trattata equamente, la cosa mette tutti a rischio“.

Giacomo Sannino