Il Jobs Act ottiene l’approvazione della Camera. Con 316 voti a favore e solo 6 contrari, la riforma voluta dal premier Matteo Renzi ha passato la prima verifica, ora manca l’approvazione del Senato per avere il via libera definitivo sulla legge che cambia il mondo del lavoro.

Il presidente del Consiglio ha così esultato su Twitter:

 

Ma Renzi deve anche fare i conti con una piccola fetta di suoi ‘adepti’ che non approva affatto il famigerato Jobs Act. Sono stati infatti ben 29 deputati del Partito Democatico a lasciare l’aula ieri nel tentativo (fallito) di non raggiungere il numero legale. Oltre a loro non hanno votato i deputati di SEL, Movimento5Stelle, Fratelli D’Italia, Forza Italia e Lega Nord. Tra i ‘dissidenti’ del PD figurano anche dei nomi illustri, come Rosy Bindi, Stefano Fassina e Gianni Cuperlo.  Le modifiche sostanziali dopo la revisione del Senato sono state apportate all’altrettanto famigerato articolo 18, il punto su cui molti deputati (e non) sono in totale disaccordo: permane l’impossibilità di reintegro per i licenziamenti economici (per i quali rimane, però, un indennizzo crescente al crescere dell’anzianità), mentre è previsto il reintegro per quei licenziamenti etichettati come ‘discriminatori’. I tempi previsti per l’approvazione definitiva della riforma del lavoro sono piuttosto brevi: si punta  ad ottenere il via libera definitivo nei primi giorni di dicembre in modo da rendere la Legge efficace già dall’inizio del nuovo anno.

Le reazioni dei protagonisti sono state variegate: Cuperlo è fermo sulle sue idee: “Non ci sono le condizioni per votare sì. Il punto a cui siamo arrivati non è soddisfacente”. Molto simile l’opinione di Fassina: “Non voteremo mai per questa delega. Continueremo ad opporci e non saremo un ‘gruppo sparuto’, ma una folta rappresentanza”. Più pacata a reazione di Bersani: “Ci sono stati dei miglioramenti evidenti, anche se l’impriting di base continua a non convincermi. Voterò favorevole perché ci sono dei punti con cui sono d’accordo. Non voterò a sfavore perché sono stato segretario di questo partito e ciò mi impone di avere una certa disciplina riguardo certe situazioni”.

Edoardo Ciotola