Dopo l’assassinio a sangue freddo del soldato Lee Rigby in pieno centro a Londra da parte di due terroristi islamici, immediata è stata l’attenzione che il popolo del Regno Unito, Parlamento compreso, ha dimostrato verso l’accaduto. Come è possibile che un soldato di soli venticinque anni, con un bambino di due anni, venga assassinato in modo preventivato nel pieno centro di Londra? È il problema dell’estremismo religioso, così vicino alla vita ed alle porte dei cittadini londinesi? Per questo è stato richiesto dal Parlamento, e presentato oggi nelle camere a Londra, un report sull’accaduto, che ha già suscitato molte reazioni nella società britannica.

Il rapporto ci racconta in sostanza che i servizi segreti britannici hanno sbagliato completamente atteggiamento nei confronti dei due attentatori, Adebolajo e Adebowale. Secondo il rapporto, le cui cifre sono state riportate dal Telegraph, i due futuri omicidi si sarebbero contattati ben 269 volte, di cui trenta nei giorni immediatamente precedenti l’attentato.
La maggior parte delle conversazioni che ha avuto come oggetto Lee Rigby è inoltre avvenuta non tramite telefono, ma su Facebook, cosa che ha anche fatto destare dei sospetti contro la compagnia, che secondo il rapporto avrebbe dovuto avvisare immediatamente gli agenti delle strane parole utilizzate dai due presunti terroristi nelle loro conversazioni on-line.

Per questo, dopo la presentazione del rapporto su Lee Rigby, Facebook ha deciso di promulgare un comunicato: “Come tutti, siamo rimasti scioccati dalla morte di Lee Rigby. Non commentiamo i singoli casi ma le politiche di Facebook sono chiare, e non permettiamo ai terroristi di condividere contenuti sui nostri siti e fare adepti appunto per prevenire l’utilizzo delle nostre piattaforme per finalità di questo tipo“.

Tuttavia, come riportato da un’intervista condotta da Al-Jazeera, alcune associazioni per i diritti individuali sono preoccupate che il caso di Lee Rigby possa portare ad ulteriori restrizioni nell’ambito dei diritti individuali in funzione di anti-terrorismo. Così commenta la vicenda Cerie Bullivant, parte del gruppo a difesa dei diritti personali chiamato CAGE: “Questo rapporto potrebbe essere un’ottima coreografia. Hai un’apparato di sicurezza che investiga l’apparato di sicurezza e decide che necessita di più fondi e più poteri così che si possano restringere ancora di più le libertà dei cittadini“.

Comunque sia, da qualsiasi parte, l’omicidio di Lee Rigby ha veramente scosso l’opinione pubblica britannica, e non ci sarà da sorprendersi se il Governo deciderà di prendere contromisure sui servizi segreti proprio partendo da questo caso specifico.

Nicola Donelli