Vedere una figura bianca nel mezzo dell’emiciclo del Parlamento Europeo non è cosa da tutti i giorni, specialmente quando l’ultima volta è accaduto 26 anni fa, e quando quella figura bianca è Papa Francesco, che negli ultimi anni è diventata una delle ultime che parla degli ultimi, allora è davvero speciale . Se ai tempi di Papa Giovanni Paolo II si respirava un’aria di gioia per la caduta del Muro di Berlino e per le speranze politiche ed economiche riposte nella nuova Europa post Guerra Fredda , lo scenario nel quale si colloca l’intervento di ieri di Papa Bergoglio si presenta molto diverso, visto che la gran parte delle difficoltà prima citate sono state aggravate anche dalla Comunità Europea con scelte economiche, necessarie, ma che hanno inevitabilmente colpito gli strati sociali più deboli.
“Desidero indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento”, dice innanzi agli europarlamentari a Strasburgo,basato sulla fiducia che le difficoltà possano diventare promotrici potenti di unità” . Il Papa esorta l’Ue a non dimenticare il motivo per cui essa è nata: cioè per la difesa della “dignità dell’uomo” . L’Europa, dalla triste parentesi della Seconda Guerra Mondiale, combatte per la difesa dei diritti umani, abbattendo la discriminazione razziale e sociale. Ma nei singoli paesi della comunità è evidente ancora la mancanza di leggi che tutelino tale diritto.

“Effettivamente quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, che non ha il lavoro che lo unge di dignità?”

Tale rivendicazione non deve essere abusata da chi usa la parola “diritti individuali” confondendoli con quelli “individualistici”, tentando di difendere i personali interessi e non ascoltando poi le esigenze degli altri. Ed è per evitare questo che l’Europa, secondo il Pontefice, ha anche bisogno di un’identità cristiana. “È proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza”, tale identità non è soltanto religiosa, ma morale, il pontefice la chiama dignità trascendentale dell’uomo” che significa “fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male”. Le rivendicazioni individualistiche provengono, secondo il Pontefice, da un male diffuso nel mondo globalizzato e digitale, la “solitudine” , che aumenta in chi è “privo di legami” come nel caso dei migranti, degli anziani e dei giovani.
Il tema più atteso di Bergoglio è stato quello del lavoro, anche dopo la centralità che questo argomento ha avuto in Italia, in questi giorni, per via delle proteste sul Jobs Act da parte dei sindacati e del Governo . “E’ tempo di favorire le politiche di occupazione , ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro” possibile unendo “la flessibilità del mercato del lavoro con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative , indispensabile per lo sviluppo umano dei lavoratori”.

Sono state positive da parte sia del Parlamento Europeo ,che ha risposto con un lungo applauso la fine del discorso e con il commento del presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, che ha definito il discorso del Papa “fruttuoso ed incoraggiante”. E’ stato proprio Schulz a volere fortemente il Pontefice lì. Anche Renzi parla del discorso di Strasburgo: “tenere insieme nuove forme innovative di flessibilità con la necessaria stabilità del posto di lavoro” commenta ”è esattamente il senso e il principio di quello che noi stiamo facendo in Italia”.

Il messaggio di Papa Bergoglio è stato molto chiaro e diretto: l’Europa non deve “ruotare intorno all’economia” ma “alla sacralità della persona umana”. Il puntare solo sull’economia rende l’uomo come “ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo” usato finché dura, e scartato “senza remore” quando non può servire più “ come i malati terminale, gli anziani abbandonati senza cura o dei bambini uccisi prima di nascere”.Tutto questo distrugge la “realtà delle democrazie europee” davanti “ alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti”.

Claudia Cepollaro