Il Commissioner dell’NBA, Adam Silver, prosegue la sua battaglia per alzare l’asticella dell’età minima per arrivare al Draft. Attualmente l’età minima è di 19 anni, ma il nuovo Commissioner della lega vorrebbe aumentare a 20 anni l’età per dichiararsi eleggibili. Di sicuro si tratterebbe di una rivoluzione nel mondo della National Basketball Association e un cambiamento importante da parte dell’erede di David Stern. Vogliamo ora analizzare questo cambiamento, partendo dalla situazione in cui ci troviamo fino ad arrivare alle conseguenze di questa scelta.

Nel 2005, David Stern stabilì che per dichiararsi eleggibili al Draft bisognava aver già compiuto 19 anni. Questa scelta comportò l’obbligo di effettuare almeno un anno di college prima del grande salto tra i professionisti. L’anno prima, al Draft 2004, la prima scelta Dwight Howard fu proprio scelto dagli Orlando Magic compiendo il salto dalla High School fino al parquet NBA. Vedendo il livello di maturazione attuale di Howard, sia sul campo da gioco sia fuori da esso, sembrerebbe una scelta più che giusta, ma guardando alla storia della lega gli stessi Kobe Bryant, Lebron James e Tim Duncan hanno fatto questo passo e ora chi vediamo in campo sono delle leggende viventi che hanno avuto, e avranno, una carriera molto lunga.

Nel 2011 la situazione è stata analizzata durante il Lockout, per poi essere tralasciata in modo da accelerare i tempi di ripresa dell’NBA. Nel 2012, il Commissioner ha deciso di tornare sul tema dell’età minima. L’idea di Stern, improntata a migliorare il livello agonistico visto sul terreno di gioco, avrebbe portato almeno a 20 l’età minima inserendo anche dei vincoli sul passato dei giocatori. L’esempio migliore, fra l’altro riportato proprio da Stern, è quello della NFL dove i giocatori possono essere selezionati solo avendo alle spalle almeno 3 anni di college. Nel caso della NBA avrebbe potuto equivalere ad un biennio in un college USA oppure due anni trascorsi in un massimo campionato estero. A proposito di ciò Stern affermò:

“La nostra regola attuale non è stabilita per aiutare i giocatori a farsi una formazione. Non sono eleggibili sotto i 19 anni. Non ci sono altre restrizioni: finita l’High School possono giocare in Europa, nelle leghe di sviluppo oppure andare al college. Non c’è nessun vincolo su cosa facciano dai 18 ai 19 anni. E’ una regola semplicemente messa per business. L’NFL ha una regola intelligente che richiede 3 anni di college. Noi dovremmo spostare i nostri obiettivi su qualcosa di simile. Non richiedere necessariamente di aver fatto il college. Ma qualcosa di simile.”

Adam Silver, come già affermato nell’Aprile scorso prima di diventare il nuovo Commissioner, è tornato ora sulla questione introdotta dal suo mentore, in modo da portare in NBA giocatori più maturi, per migliorare anche il livello di gioco della lega e soprattutto per favorire dei ricambi generazionali che ora tardano ad arrivare. Al giorno d’oggi i migliori rookie sono coloro che hanno un grande talento o chi riesce a svolgere un anno di apprendistato in un sistema NBA prima di diventare dei veri e propri campioni. L’idea di alzare l’età minima sembra semplicemente la scelta più logica, ma viene spontaneo chiedersi se addirittura non sia meglio accettare soltanto i giocatori che abbiano finito il college.

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Luca Adami